Qualità della vita, il Nord-Ovest perde colpi mentre il Nord-Est consolida il suo primato
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Redazione Interno
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La fotografia scattata dall’indagine annuale di ItaliaOggi e Ital Communications, la cui ultima edizione è stata pubblicata in queste ore, ritrae un’Italia dalle dinamiche sempre più polarizzate, dove la tradizionale frattura tra Settentrione e Mezzogiorno viene oggi sostituita, o per lo meno affiancata, da un divario interno allo stesso Nord. Se da un lato, infatti, il Nord-Est e la Lombardia continuano a monopolizzare le posizioni di vertice della classifica nazionale, con Milano, Bolzano e Bologna saldamente aggrappate al podio, seguito da province come Trento, Padova, Verona, Parma e Reggio Emilia, un’ampia fetta del Nord-Ovest sembra invece scivolare in una condizione di crescente difficoltà. Piemontesi e liguri, in particolare, si ritrovano sistematicamente in fondo alla graduatoria, senza che neppure una delle loro province riesca a inserirsi tra le prime venti a livello nazionale, un dato che segnala un malessere diffuso e strutturale, lontano dai riflettori che di solito si accendono sulle emergenze del Sud.
Il caso Sardegna e l'isolamento di Cagliari
Le analisi, che esaminano nove dimensioni fondamentali – dagli affari al lavoro, dall’istruzione alla salute – dipingono per la Sardegna un quadro complessivamente critico, caratterizzato da un’economia in affanno, un tasso di natalità tra i più bassi e un andamento turistico che fatica a decollare in maniera stabile. In questo panorama, che relega l’Isola nelle zone basse delle classifiche, Cagliari rappresenta l’unica eccezione di rilievo, un faro che, seppur isolato, dimostra come alcuni segmenti possano reggere il passo. Il capoluogo sardo, infatti, non solo ottiene performance accettabili negli ambiti dell’istruzione, del turismo e del reddito, ma addirittura si distingue a livello nazionale per l’efficienza del suo sistema sanitario, piazzandosi all’ottavo posto assoluto, un primato che stride con la situazione generale della regione.
Il balzo di Rimini e le contraddizioni delle Marche
Segnali positivi giungono invece dalla Romagna, dove Rimini compie un’ascesa notevole nella classifica generale, guadagnando ben ventuno posizioni e issandosi al dodicesimo posto nazionale, primo tra i territori della sua area, davanti a Forlì-Cesena e Ravenna. Una dinamica di crescita che consolida la presenza dell’Emilia-Romagna nelle prime posizioni. Scenario differente e più frammentato è quello che emerge dall’osservazione delle Marche, regione che si conferma un mosaico di contrasti. Se Ascoli Piceno, con un balzo di venticinque posizioni, si impone come la quindicesima provincia in Italia e l’unica nell’area a meritare un giudizio di “buona” qualità della vita, le altre quattro province marchigiane, pur mantenendo una valutazione complessiva “accettabile”, nascondono criticità profonde. Macerata, ad esempio, pur migliorando nella classifica generale, registra un crollo verticale di cinquantacinque posizioni proprio nel capitolo dedicato alla sanità, un dato che evidenzia come i progressi in un settore possano essere vanificati da arretramenti in un altro, fondamentale.
Un mosaario nazionale in costante movimento
Il quadro d’insieme che ne deriva è quello di una geografia del benessere in continua ridefinizione, dove i confini delle aree prospere non sono più così netti e dove antiche eccellenze territoriali mostrano il fianco. La Liguria, il Piemonte e la Valle d’Aosta, tradizionalmente considerate parti integranti del triangolo industriale e culturale del Nord, sembrano ora arrancare, relegate in una posizione periferica rispetto ai nuovi assi dello sviluppo che si consolidano lungo il Nord-Est e il cuore della Pianura Padana. È un riallineamento silenzioso, che l’indagine documenta attraverso numeri e posizioni in classifica, tracciando la mappa di un’Italia le cui disparità, più che attenuarsi, si stanno semplicemente spostando.
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