Aneke Rune difende Sinner: “Troppi i mesi di squalifica per il Clostebol”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vicenda doping che ha coinvolto Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale, continua a far discutere. Aneke Rune, madre e manager del tennista danese Holger Rune, ha preso posizione a favore dell’altoatesino, definendo “esagerata” la squalifica di tre mesi inflitta dalla WADA e aprendo un dibattito sulla facilità con cui il Clostebol, la sostanza per cui Sinner è risultato positivo, possa contaminare accidentalmente un atleta. “Se si cercano informazioni sul Clostebol”, ha dichiarato al quotidiano danese Ekstra Bladet, “si scopre quanto sia spaventosamente facile trasferirlo da persona a persona, specialmente se utilizzato da terzi”.

Sinner, che ha scelto di patteggiare con l’agenzia antidoping per evitare un processo lungo e rischioso, è stato sospeso dal circuito fino al 4 maggio, con la possibilità di riprendere gli allenamenti in strutture affiliate a partire dal 13 aprile. Fino a quella data, il tennista dovrà organizzarsi con soluzioni alternative, escludendo però la possibilità di allenarsi con sparring partner tesserati. Una situazione che, secondo Aneke Rune, rischia di creare un clima di tensione eccessivo tra i giocatori. “I tennisti sono terrorizzati dal doping”, ha aggiunto, “e stanno diventando nevrotici. Personalmente, ritengo che tre mesi di squalifica siano troppi, così come l’anno intero che è servito per chiudere la vicenda”.

Il caso, che ha tenuto col fiato sospeso i tifosi di Sinner, ha avuto ripercussioni anche sul calendario del tennista, costretto a saltare tornei importanti come quello di Roma. La positività al Clostebol, sostanza vietata ma spesso associata a casi di contaminazione accidentale, è stata spiegata dalla difesa come il risultato di un’involontaria assunzione, ipotesi che ha portato a un accordo con la WADA per una squalifica ridotta rispetto ai possibili due anni previsti dalle norme antidoping.

La posizione di Aneke Rune, che pur non conoscendo nei dettagli l’iter della vicenda ha definito “sinistro” il contesto in cui si è sviluppata, aggiunge un tassello significativo al dibattito. Le sue parole, infatti, non solo sostengono Sinner, ma sollevano interrogativi più ampi sulle procedure antidoping e sui rischi di contaminazione che gli atleti possono correre senza colpa. Un tema che, al di là del caso specifico, potrebbe avere ripercussioni sul mondo del tennis e non solo.

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