Ariston riporta in Italia il gruppo Riello, un'acquisizione da 289 milioni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   In un contesto industriale nazionale che, negli ultimi decenni, ha spesso visto eccellenze tecnologiche passare sotto il controllo di gruppi esteri, l'annuncio dell'acquisizione del 100% del Riello Group da parte di Ariston Group rappresenta un'operazione in netta controtendenza. La transazione, il cui valore è stato fissato a 289 milioni di euro e che dovrebbe concludersi entro la prima metà del prossimo anno, riporta infatti in mani italiane – anzi, marchigiane, considerando la sede di Fabriano di Ariston – uno storico pilastro del settore termico e della climatizzazione, fondato nel lontano 1922 a Legnago. L'azienda, che chiuderà l'esercizio in corso con ricavi stimati intorno ai 400 milioni di euro, era dal 2015 di proprietà dell'americana Carrier Global ration, la quale ora cede interamente la partecipazione, comprendente anche la controllata Riello America LLC, dopo un percorso che, come spesso accade in casi del genere, ha visto alternarsi voci di possibili cessioni e ipotesi di intervento governativo attraverso lo strumento del Golden Power, poi non esercitato.

La struttura produttiva e il portafoglio storico

Il gruppo Riello, che impiega complessivamente circa millletrecento persone – seicento delle quali nel nostro Paese – mantiene una solida presenza produttiva sul territorio nazionale, con stabilimenti distribuiti tra Verona, Treviso e Lecco, quest'ultimo sito che dà lavoro a centocinquanta dipendenti. Un patrimonio di competenze e di capacità manifatturiera che, unito al prestigio di marchi iconici come lo stesso Riello o Beretta, ha costituito un asset di indubbio valore strategico per l'acquirente. Si tratta, è bene sottolinearlo, di brand che hanno segnato la storia tecnologica del riscaldamento domestico e industriale in Italia, conquistando nel tempo una fetta significativa di mercato e la fedeltà di installatori e distributori, i quali vedono spesso in questi nomi un sinonimo di affidabilità e innovazione consolidata.

Il significato strategico dell'operazione

L'acquisizione, definita dagli advisor delle parti coinvolte come un passo naturale per il consolidamento di un leader globale, permette ad Ariston Group – società quotata con un fatturato che sfiora i tre miliardi di euro – di rafforzare in modo decisivo la propria offerta nel segmento delle soluzioni per il comfort climatico sostenibile, integrando portafoglio prodotti e know-how. La mossa, che segue un preciso disegno industriale di scalata e non di ridimensionamento, contrasta con dinamiche purtroppo ricorrenti nel panorama manifatturiero italiano, specie in alcune regioni, dove la pressione finanziaria e la competitività internazionale hanno talvolta condotto a cessione di quote o di interi pacchetti azionari verso soggetti stranieri, con tutto ciò che ne può conseguire in termini di delocalizzazioni o riassetti strategici decisi lontano dai distretti produttivi d'origine.

Gli sviluppi giudiziari in casi analoghi

Proprio in merito a dinamiche di acquisizioni e di crisi aziendali, è doveroso ricordare che la cronaca giudiziaria italiana è stata recentemente attraversata da inchieste, anche di stampo penale, legate a passaggi di proprietà in settori industriali sensibili. Senza scendere in dettagli che non rispettano le parti in causa, le indagini di cui alcune procure sono state protagoniste hanno talvolta fatto luce su intricate vicende finanziarie, mettendo in relazione scelte imprenditoriali, flussi di capitale e ricadute occupazionali, in un groviglio che i giudici sono chiamati a districare con scrupolosa attenzione ai fatti e alle responsabilità individuali, al di là delle mere contingenze di mercato.

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