ByD interrompe la campagna Purefication dopo la decisione del Giurì pubblicitario
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Redazione Economia
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Il colosso cinese dell'auto elettrica, che ha recentemente consolidato la sua posizione di leader globale sfidando anche i tradizionali costruttori occidentali, è stato chiamato a rispondere delle sue scelte comunicative in Italia. Il Giurì dell'Istituto per l'Autodisciplina Pubblicitaria, interpellato con un ricorso dal gruppo Stellantis, ha infatti giudicato sleale la campagna denominata "Operazione Purefication", promuovendone la cessazione. L'iniziativa, partita nei primi mesi dell'anno, prometteva incentivi economici molto consistenti per la rottamazione di vetture equipaggiate con un motore a cinghia di distribuzione a bagno d'olio, un chiaro, seppur non nominato, riferimento alle problematiche che hanno interessato alcune unità del propulsore PureTech sviluppato dall'alleanza franco-italo-statunitense. La comunicazione, definita scorretta dalle autorità di autodisciplina, dovrà dunque essere rimossa da tutti i canali, segnando una battuta d'arresto nella strategia di marketing aggressivo adottata dalla filiale italiana del costruttore asiatico.
I termini della controversia pubblicitaria
La decisione del Giurì, il cui dispositivo è già stato inviato alle concessionarie per la sospensione materiale della campagna, si fonda sulla violazione delle norme che regolano la pubblicità comparativa e, più in generale, la correttezza dei messaggi commerciali. Pur senza mai citare esplicitamente Stellantis o il suo motore, la campagna BYD costruiva il suo messaggio attorno a un concetto di "purificazione" dall'olio, associando implicitamente la tecnologia del concorrente a un elemento di cui liberarsi, una strategia ritenuta denigratoria e tale da trarre indebitamente vantaggio dalla reputazione altrui. L'approccio, che aveva suscitato un vivace dibattito nel settore, si scontra dunque con i paletti fissati dall'organismo di autoregolamentazione, il quale ha ribadito come la libertà di confronto non possa tradursi in un attacco alla reputazione del prodotto di un concorrente.
Un precedente per il settore automotive
L'episodio, al di là della sua immediatezza, assume un significato più ampio nel quadro della competizione sempre più serrata tra i nuovi protagonisti della mobilità elettrica e i costruttori tradizionali. La scelta di BYD di colpire una specifica criticità tecnica di un rivale, seppur attraverso un messaggio cifrato, rappresentava un tentativo di conquistare quote di mercato facendo leva sulle percezioni dei consumatori. La pronuncia dell'IAP, di fatto, stabilisce un limite chiaro a queste pratiche, indicando che la competizione, per quanto agguerrita, deve mantenersi entro binari di correttezza e veridicità, senza scivolare in attacchi indiretti che possano fuorviare il pubblico. La rimozione degli spot e di ogni materiale collegato all'"Operazione Purefication" costituisce quindi l'esito obbligato di una valutazione che pone al centro la trasparenza dell'informazione al cliente.
Le implicazioni per il mercato italiano
La sospensione della campagna impone ora a BYD, il cui arrivo in Italia è stato caratterizzato da un approccio comunicativo molto diretto, di rivedere le proprie strategie di posizionamento nel nostro Paese. Il caso dimostra come il mercato automobilistico italiano, nonostante la sua apertura alle novità, rimanga soggetto a regole precise che tutelano la concorrenza leale, con meccanismi di reclamo rapidi ed efficaci come quello attivato da Stellantis. L'intervento del Giurì, peraltro, arriva in un momento di grandi trasformazioni per l'industria, mentre l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump introduce nuove politiche commerciali che potrebbero influenzare gli equilibri globali del settore. L'episodio lascia intendere che la battaglia per la leadership, che si giocherà sempre di più su prodotti e innovazione, dovrà comunque fare i conti con i parametri etici e regolatori dei singoli mercati di riferimento.




