Nabucco allo Sferisterio, il debutto apre il festival tra pietra e memoria: “Ha superato le aspettative”

Nabucco allo Sferisterio, il debutto apre il festival tra pietra e memoria: “Ha superato le aspettative”
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La prima di Nabucco, andata in scena venerdì sera, ha ufficialmente alzato il sipario sulla 62esima edizione del Macerata Opera Festival, e già nei corridoi e tra gli spalti dell'Arena Sferisterio si respira un'aria che sa di impresa riuscita. A raccogliere i primi, entusiastici riscontri è stata la sovrintendente Lucia Chiatti, la quale non ha nascosto la propria soddisfazione per un debutto che, a suo dire, ha superato ogni più rosea previsione.

Le parole, cariche di genuina emozione, arrivano dritte al cuore della manifestazione: “Sono veramente felice per un debutto che ha superato le aspettative. Siamo tutti soddisfatti e abbiamo ricevuto da tante persone dei feedback positivi: insomma, ci sono stati numerosi bellissimi segnali”. Un giudizio, questo, che trova riscontro nel calore del pubblico e nell'attenzione della critica, entrambi concordi nel riconoscere la riuscita di una scommessa artistica di non poco conto.

Il Muro Occidentale come scenografia, tra sacro e memoria collettiva

Ciò che colpisce immediatamente, varcando la soglia dell'arena, è la radicale trasformazione del celebre fondale, quel lunghissimo muro che solitamente fa da quinta architettonica alle rappresentazioni e che, per l'occasione, ha ceduto il passo a una visione potente e fortemente simbolica. La scenografia, ideata da Benito Leonori, azzera l'identità classica dello Sferisterio per ricreare il Muro Occidentale di Gerusalemme, noto ai più come Muro del Pianto, trasformando l'intero spazio in un deserto di pietra in continua evoluzione.

La scelta non è meramente estetica, bensì carica di significati che si intrecciano con la narrazione verdiana: la parete diventa il luogo fisico e spirituale dove si depositano invocazioni, frammenti di dolore e brandelli di speranza, quasi a voler ricreare quel dialogo silenzioso tra l'uomo e la propria fede che è al centro del dramma biblico.

A completare l'impatto visivo, le proiezioni digitali che si riversano sull'intera superficie del muro, accompagnando con immagini evocative la deportazione degli ebrei verso Babilonia e rendendo la scena viva e pulsante, come se il tempo stesso si fosse fermato per lasciare spazio al racconto.

Paul-Émile Fourny, un “resident artist” marchigiano alla prova del Verdi

A dirigere le fila di questo allestimento monumentale è il regista Paul-Émile Fourny, figura ormai di casa nelle Marche, dove ha maturato negli anni una lunga e proficua collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi.

Forte di una consolidata esperienza sul territorio, Fourny può essere a tutti gli effetti considerato una sorta di “resident artist” per la regione, e proprio nell'ambito della sinergia artistico-amministrativa che lega Jesi a Macerata, il suo nome è stato scelto per firmare la nuova produzione di Nabucco, che dopo aver aperto il festival maceratese verrà riproposta a dicembre nel capoluogo jesino.

Il suo approccio, come già sperimentato in passato, si distingue per una capacità di fondere la tradizione operistica con un linguaggio scenico contemporaneo, e in questo Nabucco la sua cifra stilistica emerge con chiarezza, specialmente nella gestione delle masse corali e nella definizione degli spazi, dove la regia sembra quasi voler mettere in risalto la dimensione collettiva del dolore e della ribellione più che i singoli conflitti psicologici dei personaggi.

Un ritorno atteso dopo dieci anni e la conferma di un festival in crescita

Il ritorno di Nabucco sulle scene dello Sferisterio, a distanza di dieci anni dall'ultima rappresentazione, rappresenta non solo un omaggio a uno dei titoli più amati del repertorio verdiano ma anche un banco di prova importante per il festival, che con questa 62esima edizione conferma la propria vocazione a essere crocevia di sperimentazione e tradizione.

Il dramma verdiano, con le sue celebri pagine corali e la tensione drammatica che lo percorre dall'inizio alla fine, si presta perfettamente alla monumentalità dell'arena maceratese, e la scelta di affidarne la regia a Fourny, in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini, sottolinea la volontà di creare un ponte culturale stabile tra due istituzioni musicali di primaria importanza.

La serata, accolta con applausi convinti sia da parte del pubblico che della critica, ha dimostrato come l'operazione sia riuscita a centrare l'obiettivo, regalando agli spettatori un'esperienza che va oltre il semplice ascolto musicale per trasformarsi in un evento totale, dove il canto, la scena e la memoria storica si fondono in un unico, potente abbraccio collettivo.

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