Roma in piazza per il Rojava: «Sconfitti l’Isis, ora l’abbandono degli Stati Uniti»
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Redazione Esteri
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Una manifestazione composta, ma percorsa da una profonda inquietudine, si è riunita a piazza Vittorio a Roma, portando nel cuore della capitale la denuncia di un popolo che si sente tradito dopo aver combattuto una guerra cruciale. I rappresentanti del Centro Ararat, che hanno guidato la protesta, hanno infatti sottolineato con fermezza come le milizie curde, dopo aver pagato un prezzo altissimo per spezzare l’avanzata del Califfato, si trovino oggi esposte a nuove offensive, mentre percepiscono di essere state lasciate sole proprio da quegli attori occidentali che in passato ne avevano sfruttato il valore militare. Un sentimento di abbandono, quello espresso dai dimostranti, che si è trasformato in un appello urgente alla politica internazionale, affinché intervenga per imporre il rispetto di un cessate il fuoco e blocchi un’escalation che minaccia di travolgere l’esperimento autonomo del Rojava.
Una mobilitazione che supera i confini
Quella romana non è stata un’azione isolata, ma si è inserita in una più ampia giornata di mobilitazione nazionale e internazionale, denominata “Rise Up for Rojava”, che ha visto scendere in piazza sostenitori e attivisti in numerose città italiane ed europee. A Brescia, per citare un altro esempio, un presidio si è tenuto in largo Formentone, dove i partecipanti hanno voluto ribadire la loro solidarietà verso una regione che, come ha ricordato un portavoce del centro sociale Magazzino 47, era stata liberata dall’Isis un decennio fa. In quel territorio, come molti tengono a precisare, è stato successivamente costruito un modello sociale basato su principi di democrazia diretta, ecologia e un ruolo fondamentale riconosciuto alle donne, un esperimento che ora appare seriamente in pericolo.
La richiesta di un’azione politica concreta
Le parole d’ordine che hanno risuonato durante le manifestazioni, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni ambigue, chiedendo a gran voce un’azione politica immediata per porre fine ai combattimenti. Le realtà curde presenti in Italia, assieme a una rete di movimenti e associazioni solidali, hanno dunque concentrato i loro sforzi nel sollecitare la diplomazia internazionale, la quale, secondo la loro prospettiva, non può più permettersi di assistere passivamente a quello che viene descritto come un massacro. La situazione, già di per sé precaria, viene ulteriormente complicata dal contesto geopolitico attuale, nel quale la nuova amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump potrebbe rivedere, come in parte già accaduto in passato, gli impegni e le alleanze nella tormentata area siriana.
La cronaca di una protesta senza sosta
Nel dettaglio della giornata romana, l’appuntamento è stato convocato dalla Rete Kurdistan Roma e da Uiki Italia, organizzazioni che da tempo monitorano e sostengono la causa curda, e il corteo si è mosso proprio da piazza Vittorio, un crocevia simbolico della città. Lo slogan scelto, “Non c’è più tempo: fermiamo i massacri nel Rojava”, rispecchia la percezione di un’urgenza drammatica, alimentata dai continui scontri e bombardamenti che vengono riportati dalla regione. Se da un lato, quindi, la piazza ha voluto esprimere un forte legame umano e politico con quella popolazione, dall’altro ha inteso esercitare una pressione sulle istituzioni, affinché non voltino le spalle a chi, in un momento diverso, è stato considerato un partner fondamentale nella lotta al terrorismo jihadista.




