La Tosca di Puccini riapre il Maggio fiorentino con una regia che evoca il Ventennio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Dopo il recente successo de "La Bohème", il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino riaccende i riflettori, a pochi giorni di distanza, su un altro pilastro del repertorio pucciniano, ossia "Tosca", per dare avvio alla stagione lirica del 2026. L’opera, il cui dramma si consuma in un’unica, serrata giornata di passione, tradimento e violenza, torna in scena da domenica 11 gennaio nell’allestimento – già applaudito durante l’86esimo Festival – che porta la firma del regista Massimo Popolizio, il quale, non limitandosi a una mera riproposizione storica, ha trasposto l’ambientazione dalla Roma del 1800 a quella del periodo fascista, un’epoca cupa le cui dinamiche di oppressione si sposano, senza forzature, con la crudele narrazione del libretto.
Un podio di richiamo internazionale per un titolo impervio
A guidare l’orchestra e il coro in questa produzione, considerata dalla stessa compagnia di canto “difficilissima” per le sue implacabili richieste vocali e drammaturgiche, sarà il maestro Michele Gamba, battezzato sui palcoscenici più prestigiosi, dalla Scala al Metropolitan, e la cui direzione è attesa per l’equilibrio tra il fuoco della partitura e la cura per le voci. Accanto a lui, un trio di interpreti di rango: il soprano Chiara Isotton, per la quale si tratta del debutto sulle tavole del Maggio nel ruolo della protagonista, un personaggio che dichiara di aver frequentato a lungo e in molteplici teatri; il tenore Vincenzo Costanzo, che riprende la parte del pittore Cavaradossi; e il baritono Alexey Markov, nel ritorno, temuto e sinistro, del barone Scarpia.
La trasposizione nel Ventennio e il peso della cronaca nera
La scelta registica di Popolizio, supportata dalle scene essenziali e evocative di Margherita Palli e dai costumi di Silvia Aymonino, non è una semplice operazione di aggiornamento estetico, bensì una lente per accentuare, attraverso le atmosfere del regime, gli abusi di potere e la corruzione che sono l’humus dell’opera. Tale contesto, del resto, richiama inevitabilmente alla mente alcuni dei più bui episodi di cronaca nera del nostro passato recente, quelli in cui l’intreccio tra autorità deviate e violenza ha prodotto tragedie la cui eco risuona ancora nelle aule dei tribunali, alimentando inchieste complesse e processi dai risvolti giudiziari tutt’altro che conclusi, sebbene qui, naturalmente, si tratti di finzione teatrale.
Calendario delle recite e eredità di un allestimento
Le luci di Pasquale Mari disegneranno quindi questo dramma, la cui programmazione prevede, dopo il debutto domenicale, una serie di repliche nelle serate di martedì 13, giovedì 15 e venerdì 16 gennaio, per poi proseguire con lo spettacolo di sabato 17 nel primo pomeriggio e concludersi domenica 18 con la recita pomeridiana. Una proposta che, nell’arco di una settimana intensa, consolida il legame del Maggio con una produzione d’impronta fortemente contemporanea, capace di scavare nelle pieghe più attuali del testo pucciniano, offrendo allo spettatore non solo la bellezza della melodia, ma anche una riflessione sulla brutalità del potere, tema che, purtroppo, non conosce epoca.




