Noduli del polmone: cosa sono e quando asportarli

Noduli del polmone: cosa sono e quando asportarli
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Redazione Salute Redazione Salute   -   Un nodulo polmonare è una lesione di forma più o meno rotondeggiante, con un diametro inferiore ai 3 centimetri, circondata da tessuto polmonare sano. La maggior parte di queste formazioni è di natura benigna e non richiede alcun intervento chirurgico, ma la distinzione tra una lesione rassicurante e una che merita approfondimento passa attraverso un percorso diagnostico preciso, che parte dall'imaging e arriva, solo quando necessario, al bisturi.

Il professor Edoardo Mercadante, direttore della Chirurgia Toracica dell'IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena – IFO di Roma, ha spiegato in una conversazione pubblicata sul canale dell'istituto quali sono i criteri che guidano la decisione di asportare un nodulo e come vengono analizzati i tessuti per orientare la terapia successiva.

Quando il nodulo si può osservare senza operare

Non tutti i noduli polmonari finiscono in sala operatoria. Se una radiografia precedente mostra che la formazione era già presente e non è cresciuta di volume, oppure se i criteri radiologici analizzati dalla TAC indicano con sufficiente certezza la benignità, l'intervento non è indicato. Un altro scenario in cui si sceglie di non operare è quello di chi non presenta antecedenti medici rilevanti, non ha avuto malattie recenti e non è stato esposto al fumo.

In questi casi si opta per una sorveglianza attiva, con TAC di controllo programmate a distanza di tre o sei mesi, confrontando le immagini nello stesso centro di diagnostica per immagini per garantire una misurazione volumetrica affidabile. Se il nodulo resta stabile nel tempo, il monitoraggio si interrompe; se invece mostra segni di crescita, diventa necessario ottenere una diagnosi tissutale, attraverso una puntura sotto guida TAC o un intervento chirurgico.

Le dimensioni contano, ma non sono l'unico parametro

La valutazione di un nodulo non si esaurisce nel suo diametro. Le linee guida internazionali distinguono le formazioni solide da quelle parzialmente solide e da quelle non solide, e per ciascuna categoria prevedono condotte differenti. Un nodulo solido di dimensioni inferiori ai 6 millimetri, in assenza di fattori di rischio, ha una probabilità di malignità molto bassa e può essere seguito con controlli annuali per alcuni anni.

Quando la dimensione supera i 6 millimetri, o quando la componente solida di un nodulo misto cresce, si ricorre alla tomografia a emissione di positroni o alla biopsia per chiarire la natura della lesione. La PET, in particolare, non è in grado di rilevare formazioni al di sotto degli 8 millimetri, e questo limite tecnico rende la sorveglianza con TAC lo strumento principale per i noduli di piccole dimensioni.

Come si arriva alla diagnosi definitiva

TAC e PET forniscono un orientamento, ma non precisano la natura del tessuto che costituisce il nodulo. Per ottenerla è necessario prelevare un frammento. La procedura più rapida e meno invasiva è la biopsia percutanea sotto controllo TAC, eseguita in anestesia locale con un ago sottile: è praticabile se il nodulo ha dimensioni sufficienti, se è situato in una zona accessibile e se non esistono controindicazioni come l'enfisema polmonare.

Nel 10-20 per cento dei casi può verificarsi un pneumotorace, che raramente richiede il posizionamento di un drenaggio; nel 5-10 per cento dei casi l'analisi del campione non è conclusiva e si rende necessario prelevare un frammento più ampio, fino all'asportazione completa del nodulo per via chirurgica. L'intervento, quando indicato, viene condotto con tecnica videoassistita, che rispetto alla toracotomia tradizionale riduce il dolore postoperatorio, accorcia la degenza e limita l'impatto sulla funzionalità respiratoria.

Il quadro italiano e la posta in gioco della diagnosi precoce

Il tumore del polmone resta la prima causa di morte oncologica nel nostro Paese, con circa 44.000 nuove diagnosi stimate nel 2024 e una sopravvivenza a cinque anni che si attesta intorno al 16 per cento negli uomini e al 23 per cento nelle donne. La ragione principale di questi numeri è che circa sette pazienti su dieci scoprono la malattia quando è già in fase avanzata. La diagnosi precoce cambia radicalmente la prospettiva: nei pazienti operati tempestivamente con tecniche mini-invasive la sopravvivenza supera il 90 per cento, e la mortalità può ridursi fino al 25 per cento.

Su questo fronte si muove anche l'aggiornamento delle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che attraverso l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha riconosciuto l'efficacia della tomografia computerizzata a basso dosaggio annuale per le persone tra i 50 e gli 80 anni con un accumulo di almeno 20 o 30 pacchetti-anno di fumo, attuali o cessati da non più di 10-15 anni.

La diagnosi recente di un nodulo polmonare annunciata da papa Leone XIV ha riportato l'attenzione pubblica su questo tema, ma il percorso clinico descritto dagli specialisti resta lo stesso per ogni paziente: imaging, valutazione del rischio, eventuale prelievo tissutale e, solo quando serve, asportazione.

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