Noduli del polmone, quando asportarli e come si analizzano
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Redazione Salute
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Un nodulo polmonare è un'area di tessuto anomalo, più densa rispetto a quello circostante, con un diametro inferiore ai 3 centimetri; al di sopra di questa soglia si parla invece di massa. La maggior parte di queste formazioni, rilevate sempre più spesso in modo incidentale durante esami eseguiti per altri motivi o nell'ambito di programmi di screening, non ha natura cancerosa: le stime indicano che circa il 95 per cento dei noduli polmonari è benigno.
Può trattarsi dell'esito di una cicatrice da infezione pregressa, di un processo infiammatorio in corso, di un tumore benigno o di un addensamento di muco, evenienze che non richiedono alcun intervento chirurgico.
Come si valuta un nodulo polmonare
La prima cosa da fare quando viene scoperto un nodulo è recuperare le immagini radiologiche precedenti, se esistono, per verificare se la formazione era già presente e se ha modificato dimensioni o aspetto nel tempo. La radiografia standard del torace non è sufficiente a definire la condotta da tenere: serve almeno una tomografia computerizzata, che consente di misurare le dimensioni, stabilire se il nodulo è singolo o multiplo, valutarne la posizione e analizzarne la morfologia.
È proprio l'analisi morfologica a orientare il clinico, distinguendo i noduli che presentano caratteristiche rassicuranti da quelli che giustificano approfondimenti ulteriori. La risonanza magnetica, salvo casi particolari, non ha utilità in questo ambito, mentre la broncoscopia raggiunge raramente il nodulo e viene impiegata soprattutto per escludere anomalie associate.
Quando la tomografia computerizzata non basta a stabilire con certezza la natura benigna della formazione, si ricorre alla tomografia a emissione di positroni con fluorodesossiglucosio, nota come PET. Questo esame non è più preciso della tomografia nel definire i contorni, ma fornisce informazioni sull'attività metabolica del nodulo: la captazione del tracciante può indicare un processo infettivo, infiammatorio oppure tumorale.
Va considerato che la tecnologia attuale della PET rileva solo noduli con diametro superiore agli 8 millimetri, quindi per le formazioni più piccole il ricorso a questo esame non è dirimente.
Le linee guida della Fleischner Society, punto di riferimento internazionale per la gestione dei noduli incidentali, stratificano il percorso in base alle dimensioni: i noduli solidi inferiori a 6 millimetri non richiedono follow-up nei pazienti a basso rischio, quelli tra 6 e 8 millimetri prevedono controlli tomografici a distanza di 6-12 mesi e poi a 18-24 mesi, mentre quelli superiori agli 8 millimetri impongono una gestione immediata con tomografia a 3 mesi, PET o biopsia, con invio allo specialista pneumologo.
Quando l'intervento è indicato
Non tutti i noduli vanno asportati, e la chirurgia non è il primo passo della gestione nella maggior parte dei casi. L'intervento è considerato superfluo quando le radiografie precedenti dimostrano che il nodulo era già presente e non è cresciuto di volume, quando criteri radiologici precisi ne attestano la benignità, oppure quando il paziente non ha antecedenti medici rilevanti, non ha avuto malattie recenti e non è stato esposto al fumo.
In queste situazioni si opta per una semplice sorveglianza mediante tomografie di controllo, programmate di norma a 3 o 6 mesi di distanza, preferibilmente nello stesso centro di imaging e con lo stesso radiologo per garantire la confrontabilità delle misurazioni.
Se il nodulo cresce o presenta caratteristiche sospette, diventa necessario ottenere una diagnosi tissutale. Il prelievo più rapido e meno invasivo è la biopsia percutanea sotto guida tomografica: con un ago sottile, sotto anestesia locale, si preleva un frammento di tessuto da analizzare.
La procedura è praticabile solo se il nodulo ha dimensioni sufficienti, è situato in una zona accessibile e non sussistono controindicazioni come l'enfisema polmonare; una complicanza possibile è il pneumotorace, che si verifica in una percentuale compresa tra il 10 e il 20 per cento dei casi ma richiede raramente il posizionamento di un drenaggio.
Nel 5-10 per cento dei casi l'analisi del frammento non consente di giungere a una conclusione, rendendo necessario prelevare un campione più ampio o asportare l'intera formazione, evenienza possibile solo per via chirurgica.
Il quadro italiano e il ruolo dello screening
Il tumore del polmone resta la principale causa di morte per neoplasia in Italia, con oltre 44mila nuove diagnosi e più di 35mila decessi ogni anno, e la diagnosi tardiva riguarda circa sette pazienti su dieci. Lo strumento per intercettare la malattia in fase precoce esiste ed è la tomografia computerizzata a basso dosaggio, che secondo l'Associazione Italiana di Oncologia Medica ha dimostrato di ridurre del 20 per cento la mortalità per carcinoma polmonare rispetto alla radiografia standard del torace.
Lo screening è indicato per le persone considerate a rischio, ovvero i forti fumatori e gli ex forti fumatori di età compresa tra 55 e 75 anni, con un consumo medio di almeno 15 sigarette al giorno per più di 25 anni oppure di almeno 10 sigarette al giorno per più di 30 anni, o con un'abitudine interrotta da meno di un decennio.
Nonostante l'efficacia dimostrata, in Italia lo screening polmonare non è ancora inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza come prestazione ordinaria rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale. È attiva la Rete Italiana Screening Polmonare, programma multicentrico che punta a reclutare 10mila candidati in 18 centri, e nel disegno di legge di bilancio 2026 sono state previste risorse per incrementare il numero dei partecipanti.
La richiesta dell'AIOM, avanzata in occasione del congresso nazionale del 2025, è di includere il programma di prevenzione secondaria per i forti fumatori nell'aggiornamento dei LEA, accanto ai tre screening già garantiti per mammella, colon-retto e cervice uterina. Il quadro che emerge è quello di una pratica clinica ormai codificata nella gestione del singolo nodulo, dalla sorveglianza alla biopsia fino all'asportazione, che convive con un programma di popolazione ancora in fase di consolidamento normativo.
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