Ucraina, il doppio gioco degli europei su Zelensky e lo stop degli aiuti Usa
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Redazione Esteri
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C’è un abisso tra ciò che i leader europei dicono pubblicamente di Volodymyr Zelensky e ciò che confidano in privato. A rivelarlo, senza mezzi termini, è JD Vance, il numero due di Donald Trump, durante un’intervista a Fox News. Vance, che ha analizzato la situazione ucraina dopo l’ultimo scontro tra Washington e Kiev, ha dipinto un quadro molto diverso da quello ufficiale, sollevando interrogativi su come evolverà il conflitto e su quanto resistenza potrà ancora opporre l’Ucraina senza il sostegno militare americano.
La mossa di Trump, che ha sospeso gli aiuti militari a Kiev, è arrivata nelle prime ore del 4 marzo, quando in Italia era l’una di notte. Una decisione che ha colto molti di sorpresa, soprattutto per le sue implicazioni immediate: senza il supporto degli Stati Uniti, le forze ucraine rischiano di trovarsi in grave difficoltà nel contrastare l’avanzata russa nell’est del Paese. Vance ha spiegato che la sospensione degli aiuti durerà fino a quando Trump non vedrà un impegno concreto da parte di Zelensky verso una risoluzione pacifica del conflitto. «Non è ancora pronto, ma lo farà», ha dichiarato, lasciando intendere che il presidente ucraino dovrà dimostrare una maggiore volontà di negoziare con Mosca.
Intanto, la Polonia, che funge da hub logistico per il trasferimento di armi e aiuti umanitari verso l’Ucraina, sta già risentendo delle conseguenze della decisione americana. Il primo ministro Donald Tusk ha sottolineato che il congelamento degli aiuti è tangibile nel Paese, aggiungendo che non ci sono motivi per credere che si tratti di una mera dichiarazione di intenti. «Non abbiamo motivo di dubitare che sia solo una questione di parole», ha affermato Tusk, evidenziando come la sospensione degli aiuti stia già avendo un impatto operativo.
La situazione, dunque, appare sempre più complessa. Da un lato, c’è l’Ucraina, che si trova a dover fronteggiare non solo l’avanzata russa ma anche l’incertezza sul sostegno internazionale. Dall’altro, ci sono gli Stati Uniti, che sembrano voler spingere Kiev verso un negoziato, anche a costo di ridurre drasticamente il supporto militare. E mentre i leader europei continuano a esprimere sostegno pubblico a Zelensky, le loro parole private, come suggerito da Vance, rivelano un atteggiamento più cauto e pragmatico.




