Un drone russo colpisce il deposito di scorie nucleari a Chernobyl

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ennesimo lampo di guerra si è abbattuto sulla zona di esclusione di Chernobyl, questa volta con un obiettivo tanto sensibile quanto simbolico: nella notte tra sabato e domenica, un drone di fabbricazione russa – identificato dalle fonti ucraine come uno Shahed – ha centrato in pieno un edificio del Deposito Centralizzato del Combustibile Nucleare Esaurito (CSFSF).

L’impatto, avvenuto intorno alle 2:10 ora locale (le 1:10 in Italia), ha parzialmente distrutto la struttura adibita alla ricezione dei container, danneggiando la facciata, gli infissi e le porte, mentre l’onda d’urto ha interessato anche gli edifici limitrofi. Non si registrano, secondo una prima ricostruzione fornita dall’operatore nucleare statale ucraino Energoatom, vittime tra il personale né un innalzamento dei livelli di radioattività ambientale, che rimarrebbero nei parametri di sicurezza.

L’attacco notturno e l’incendio domato

Il velivolo senza pilota ha impattato contro il fabbricato in un momento, cruciale per la valutazione del rischio, in cui quel comparto non conteneva alcun elemento di combustibile esausto. A seguito della detonazione, si è sviluppato un rogo che ha interessato una superficie di circa quaranta metri quadrati, prontamente circoscritto e spento dai sistemi di sicurezza interni.

Le autorità di Kiev, attraverso il ministro dell’Energia e la presidenza stessa, hanno parlato immediatamente di un attacco “vile” e “deliberato” contro un’infrastruttura critica, sottolineando come Mosca continui deliberatamente a mettere a repentaglio la sicurezza nucleare del continente. Si tratta, va ricordato, dello stesso impianto situato a una quindicina di chilometri dal vecchio reattore numero 4, teatro del disastro del 1986.

La reazione dell’AIEA e le ispezioni in loco

Di fronte all’accaduto, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha rotto il silenzio con una nota di forte preoccupazione. Il direttore generale, Rafael Grossi, ha definito l’incidente “profondamente preoccupante”, ribadendo che colpire siti nucleari rappresenta una violazione inaccettabile dei principi fondamentali di sicurezza, specialmente durante un conflitto armato.

L’ente ha già annunciato l’invio immediato di una squadra di esperti presenti sul posto, i quali si recheranno nell’area danneggiata per verificare di persona l’entità delle lesioni strutturali e accertare l’assenza di qualsiasi possibile contaminazione. La loro analisi si concentrerà sui danni all’edificio di ricezione, una struttura essenziale per la logistica delle scorie provenienti da altre centrali ucraine.

Il contesto e le responsabilità

Il ministero degli Esteri di Kiev, dal canto suo, ha già avviato le procedure per informare dettagliatamente i partner internazionali, nel tentativo di documentare quella che definisce una sistematica pratica di “ricatto nucleare” da parte del Cremlino. L’operatore Energoatom, in una dichiarazione pubblicata subito dopo l’attacco, ha sottolineato che non si tratta di un episodio isolato, bensì di una strategia volta a creare un pericolo globale, dimostrando ancora una volta il disprezzo per il diritto internazionale.

Va notato che, da quando è iniziata l’invasione su larga scala, non è la prima volta che l’area di Chernobyl viene presa di mira: già nel febbraio del 2025, un altro drone russo aveva danneggiato il sarcofago che protegge il reattore distrutto, sebbene Mosca avesse allora negato ogni responsabilità. In questa circostanza, mentre scriviamo, il governo della Federazione Russa non ha ancora rilasciato commenti ufficiali in merito all’accusa di aver attaccato il deposito di stoccaggio.

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