È morto Vincenzo D’Agostino, paroliere di Gigi D’Alessio e autore di ‘Rossetto e caffè’

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento all’ospedale del Mare di Napoli all’età di 64 anni Vincenzo D’Agostino, paroliere tra i più prolifici del panorama musicale italiano, e la notizia, rimbalzata nelle ultime ore, ha gelato l’ambiente artistico partenopeo: l’uomo che per decenni ha messo nero su bianco i versi di alcune delle canzoni più amate, quelle capaci di attraversare generazioni restando impresse nell’immaginario collettivo, non c’è più. Il decesso, come si è appreso, è sopraggiunto a causa di un arresto cardiaco conseguente a una crisi respiratoria, un epilogo che arriva dopo mesi di lotta contro un tumore al polmone, una malattia che ne aveva minato il fisico ma non la vena creativa, tanto che il suo nome — a riprova di una fertilità intellettuale inesauribile — figura tra gli autori di uno dei tormentoni più recenti e ascoltati in streaming, ovvero Rossetto e caffè, brano portato al successo da Sal Da Vinci e capace di totalizzare centinaia di milioni di visualizzazioni -1-3-7.

La sua penna, elegante e popolare allo stesso tempo, ha legato indissolubilmente il proprio segno a quello di Gigi D’Alessio, dando vita a un sodalizio artistico che dalla metà degli anni Novanta ha scandito la crescita del cantante fino a trasformarlo in un fenomeno nazionale: fu D’Agostino, infatti, a firmare i testi di praticamente tutti gli album del primo D’Alessio, da Lasciatemi cantare fino a Quanti amori, confezionando successi come Cient’anne — pezzo che vide la partecipazione di Mario Merola — e Annarè, brani in cui la lingua italiana e il dialetto napoletano si fondevano con una naturalezza che evitava accuratamente la trappola del folklore becero -2-4. Il sodalizio con D’Alessio, del resto, non si limitò alla produzione discografica ma valicò i confini regionali approdando per ben quattro volte sul palco del Festival di Sanremo, dove la coppia presentò Non dirgli mai nel 2000, Tu che ne sai l’anno successivo, L’amore che non c’è nel 2005, e ancora, in tempi più recenti, Respirare cantata in coppia con Loredana Berté nel 2012, a testimonianza di una duttilità che spaziava dal registro intimista a quello più struggente -1-3.

Una carriera lunga oltre 3600 canzoni e decine di interpreti

Osservando la sua sterminata produzione, quantificata in oltre tremilaseicento brani, ci si rende conto di come il nome di Vincenzo D’Agostino non sia associabile esclusivamente a un unico interprete, per quanto centrale sia stato il rapporto con D’Alessio: la sua attività, infatti, ha attraversato quarant’anni di storia musicale partenopea, collaborando con giganti della sceneggiata come Mario Merola, con voci più melodiche come quelle di Gigi Finizio e Nino D’Angelo, e arrivando fino alle nuove generazioni, un percorso che gli ha permesso di accumulare un dato impressionante come quello dei venti milioni di copie vendute complessivamente -1-3. La sua firma compare, tra l’altro, in Ragazza di periferia portata all’Ariston da Anna Tatangelo nel 2005, così come in Non riesco a farti innamorare che valse a Sal Da Vinci il terzo posto nella classifica finale del 2009, dettagli che confermano la sua capacità di adattare il proprio estro alle corde vocali e alla personalità artistica di interpreti diversi, senza mai perdere quella cifra stilistica riconoscibile che gli valeva l’appellativo informale di “Mogol dei neomelodici” -1-2.

L’ultimo saluto della città e il concerto tributo che non ci sarà

Mentre la notizia del decesso si diffondeva, i social network si riempivano di messaggi di cordoglio e stupore, tra cui spiccava per intensità e laconico dolore proprio il post di Gigi D’Alessio, il quale ha pubblicato una fotografia che li ritraeva insieme accompagnandola con due sole parole, “Senza parole”, e un cuore spezzato, quasi a voler sottolineare l’inadeguatezza di qualsiasi discorso formale di fronte alla perdita di chi le parole, in fondo, le aveva sempre trovate per tutti -1-6. Particolarmente toccante, in questo contesto di lutto, è la circostanza che vedeva organizzato per il prossimo 3 aprile un grande concerto tributo al Palapartenope di Napoli, voluto dalla figlia Melania e dagli amici per distrarre il paroliere dalle cattive notizie legate alla malattia: la serata, che aveva già registrato il tutto esaurito in poche ore e che avrebbe visto alternarsi sul palco, tra gli altri, Gianluca Capozzi, Franco Ricciardi, Mauro Nardi e Rosario Miraggio, si trasforma ora in un omaggio postumo, in una celebrazione della sua arte cui purtroppo non potrà presenziare -1.

L’eredità di un autore capace di raccontare l’anima di Napoli

La camera ardente, come reso noto, è stata allestita nella chiesetta dei Santi Giovanni e Paolo a Napoli, dove nella giornata di oggi amici, colleghi e semplici appassionati potranno rendergli omaggio, in attesa dei funerali che si terranno giovedì nella parrocchia omonima di piazza Ottocalli, un ultimo viaggio terreno per un uomo che di quella città, con le sue contraddizioni e la sua passionalità, era riuscito a cogliere e restituire l’essenza più autentica attraverso migliaia di versi -1-3. Con D’Agostino se ne va, in definitiva, un pezzo di storia della canzone napoletana, quella che non ha bisogno di etichette per essere compresa, perché parla direttamente al cuore della gente: la sua capacità di muoversi con disinvoltura tra i registri linguistici, passando dall’italiano più scolastico al dialetto più crudo senza mai risultare artefatto, resterà negli archivi e nelle play list di chi continua a cercare nelle canzoni uno specchio in cui riconoscersi -1-4.

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