Addio a Vincenzo D’Agostino, paroliere e poeta della canzone napoletana

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento all’età di sessantaquattro anni, e ne avrebbe compiuti sessantacinque il prossimo settembre, Vincenzo D’Agostino, autore di alcune tra le pagine più note e amate della musica leggera italiana, in particolare di quel vasto e composito universo che affonda le radici nella tradizione melodica partenopea. La notizia del suo decesso, avvenuto nella serata di ieri all’Ospedale del Mare di Napoli a seguito di un arresto cardiaco sopraggiunto durante una crisi respiratoria, è stata diffusa prima attraverso i canali social e poi confermata dalle agenzie di stampa. L’artista, che da mesi combatteva contro un tumore ai polmoni, lascia un’eredità artistica imponente, fatta di oltre tremilaseicento brani registrati e di una cifra vicina ai venti milioni di dischi venduti complessivamente nel corso della sua quarantennale carriera -1-3.

L’incontro con Gigi D’Alessio e i successi sanremesi

Il nome di D’Agostino, per il grande pubblico, resta indissolubilmente legato a quello di Gigi D’Alessio, un sodalizio artistico umano cominciato nei primi anni Novanta e proseguito per oltre un decennio, capace di produrre alcune delle hit che hanno scalato le classifiche e definito un’epoca per il pop cantato in lingua e in dialetto. Fu proprio D’Alessio, del resto, a rompere il silenzio sui social pubblicando una fotografia che li ritraeva insieme, accompagnata dalla semplice e struggente didascalia “Senza parole”, un messaggio che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni e condoglianze da parte di colleghi e fan. Da quell’incontro nacquero pezzi destinati a diventare colonne sonore di vite e sentimenti, come “Annarè”, “Cient’anne”, “Non mollare mai”, “Mon Amour” e “Como suena el corazon”, solo per citarne alcuni. Un connubio, quello tra il paroliere e l’interprete, che trovò consacrazione anche sul palco dell’Ariston, dove firmarono insieme “Non dirgli mai” nel duemila, “Tu che ne sai” l’anno successivo, “L’amore che non c’è” nel duemilacinque e, in coppia con Loredana Bertè, “Respirare” nel duemiladodici. Ma la sua penna non si limitò a vestire le note di D’Alessio: D’Agostino scrisse anche per Anna Tatangelo la celebre “Ragazza di periferia”, portata a Sanremo nel duemilacinque, e per Sal Da Vinci “Non riesco a farti innamorare”, brano che nel duemilanove conquistò il terzo posto della kermesse.

Dalla tradizione classica al fenomeno globale di “Rossetto e caffè”

Prima ancora di diventare il riferimento per una generazione di cantanti neomelodici e pop, definito da molti “il Mogol dei neomelodici” proprio per la sua capacità di coniugare quantità e qualità nella scrittura, Vincenzo D’Agostino aveva mosso i primi passi in un contesto più legato alla tradizione classica. Collaborò, infatti, con giganti della sceneggiata e della canzone classica come Mario Merola, Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla e Gigi Finizio, dimostrando una versatilità che gli permetteva di spaziare dal dramma sentimentale più popolare alla ballad romantica senza mai perdere autenticità. Negli ultimi anni, poi, il suo nome era tornato prepotentemente alla ribalta grazie a un fenomeno generazionale e virale: “Rossetto e caffè”, il brano interpretato da Sal Da Vinci che ha superato ogni barriera anagrafica e di genere, totalizzando oltre quattrocentocinquanta milioni di streaming e visualizzazioni tra piattaforme digitali e social come TikTok, a riprova di come la sua vena creativa fosse rimasta intatta e in grado dialogare con il pubblico più giovane. A testimoniare il legame affettivo e professionale con Sal Da Vinci, proprio quest’ultimo lo ha voluto ricordare con parole cariche di commozione, definendolo “il poeta dell’amore” e ringraziandolo per aver dato voce alla sua musica, una promessa, quella di tenerlo vivo nella sua voce, che suggella un’amicizia profonda e duratura.

Un lascito artistico destinato a durare

La carriera di D’Agostino, iniziata nei vivai musicali degli anni Ottanta, quando Napoli pullulava di locali e di talenti spesso in erba, è stata costellata di incontri e di collaborazioni che hanno attraversato decenni di storia della musica leggera. Il suo lavoro, caratterizzato da una scrittura che riusciva a essere al contempo diretta e poetica, popolare e sofisticata, ha contribuito a creare un ponte tra la canzone dialettale di matrice classica e le sonorità più contemporanee del pop italiano, influenzando di fatto un modo di scrivere canzoni. La notizia della sua scomparsa ha inevitabilmente riacceso i riflettori su un patrimonio artistico immenso, che verrà celebrato anche sul grande schermo: nel biopic “Solo se canti tu”, diretto da Luca Miniero e dedicato ai primi anni di carriera di Gigi D’Alessio, l’attore Renato De Simone presterà il volto proprio a Vincenzo D’Agostino, in un racconto che includerà anche alcuni degli ultimi brani inediti scritti a quattro mani dalla coppia. La camera ardente, per l’ultimo saluto, è stata allestita oggi nella chiesetta dei Santi Giovanni e Paolo a Napoli, dove nel pomeriggio amici, colleghi e semplici appassionati hanno potuto rendere omaggio alla sua salma, in attesa dei funerali che si terranno domani nella parrocchia omonima.

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