L’addio a Beccalossi, quel minuto di silenzio cancellato prima di Lazio-Inter

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il feretro di Evaristo Beccalossi, l’ex numero 10 dell’Inter che mercoledì se n’è andato a 69 anni, era già stato accompagnato all’ultimo saluto quando il cantante Enrico Ruggeri, presente a margine della cerimonia funebre, lo ha definito «uno dei miei fratelli». Erano quelli, Ruggeri lo ha detto con la voce rotta dal ricordo, «viaggi fatti assieme, progetti, stupidaggini, cene»: una sequenza di frammenti privati che restituisce l’immagine di un calciatore capace di trasformare il campo in un palcoscenico, ma anche di un uomo che dentro quello spogliatoio aveva stretto legami profondi, lontani dalle luci dello stadio. Beccalossi, però, non è stato soltanto un rimpianto per i tifosi nerazzurri che lo avevano visto inventare giocate imprevedibili; la sua scomparsa ha aperto in queste ore un interrogativo preciso, sollevato da chi domenica è entrato allo Stadio Olimpico per assistere a Lazio-Inter aspettandosi un gesto collettivo che poi non c’è stato.

La fascia nera sì, il raccoglimento no: una scelta della Figc

I campioni d’Italia sono scesi in campo con una vistosa fascia nera al braccio – lutto doveroso, hanno spiegato dalla Lega – eppure il minuto di silenzio non è stato osservato. La sorpresa, tra i presenti, è stata immediata: come mai, per un calciatore che ha segnato un’epoca nell’Inter, non si è fermato il gioco neppure per sessanta secondi? La risposta, per quanto tecnica, risiede in una policy della Federazione Italiana Giuoco Calcio che molti tifosi ignorano. La decisione di imporre o meno un raccoglimento pre-partita, infatti, spetta formalmente alla Figc, la quale segue un criterio consolidato: il minuto di silenzio va in automatico su tutti i campi soltanto per chi ha vestito la maglia della Nazionale. Beccalossi, grande talento ma mai azzurro, non rientra in quella casistica. Negli altri casi – come quello che ci occupa – l’istituzione del raccoglimento è concessa solo su richiesta dei club, e a patto che venga valutata caso per caso.

Perché mercoledì sì e domenica no: il precedente Lecco

Quello che ha confuso molti osservatori, ed è stato ripreso dalla Gazzetta dello Sport, è il confronto con un episodio avvenuto appena quattro giorni prima. Mercoledì, negli spareggi di Serie C tra Lecco e Giana, il minuto di silenzio per Beccalossi c’è stato eccome: la squadra lombarda, di cui l’ex fantasista era stato presidente, aveva fatto richiesta formale alla Figc, ottenendo l’autorizzazione. Ecco allora il paradosso: allo stesso uomo, nella stessa settimana, si è dedicato un raccoglimento in un campo di terza serie e lo si è negato all’Olimpico, dove giocava proprio la squadra del cuore del «Becca». L’Inter, dal canto suo, aveva chiesto e ottenuto dalla Lega Serie A il permesso di indossare il lutto al braccio – un’autorizzazione di rito, che non presuppone alcuna pausa collettiva – ma nessuno ha invece avanzato domanda alla Federazione per il minuto di silenzio. O almeno, nessuna richiesta risulta nei documenti ufficiali.

Una policy automobilistica e il ricordo di un «fratello»

La delibera della Figc, che molti addetti ai lavori definiscono una sorta di automatismo burocratico, finisce così per produrre conseguenze spiazzanti: un ex calciatore amatissimo da generazioni di tifosi, capace da vivo di riempire le pagine della cronaca sportiva più per le sue giocate che per le sue parole, scompare dalla scena senza quel gesto corale che il pubblico dà quasi per scontato. Ruggeri, nel suo saluto a margine del funerale, non è entrato nel merito della polemica – non era quello il luogo, né il ruolo di un cantante – ma le sue parole hanno restituito la misura della perdita: «È morto uno dei miei fratelli». Una frase che dice più di ogni minuto di silenzio, perché parla di legami veri, di responsabilità affettive che non passano attraverso i protocolli federali. L’assenza del raccoglimento all’Olimpico, alla fine, non cancella il vuoto che Beccalossi lascia nello spogliatoio ideale di chi lo ha visto giocare; la spiega però, quella assenza, molto meglio di un ipotetico comunicato della Lega.

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