Orlando Bloom e le paure di Hollywood: «L’intelligenza artificiale? È spaventosa, può essere distruttiva»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Lido di Venezia si è acceso con l’arrivo di Orlando Bloom, atteso protagonista del red carpet per la prima di Bucking Fastard, il nuovo film di Werner Herzog in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. L’attore britannico, elegantissimo in completo scuro con papillon e una spilla gioiello color argento, ha percorso il tappeto rosso da solo, concedendosi ai fotografi e salutando le centinaia di fan che lo attendevano da ore per un sorriso o un autografo.

L’ingresso trionfale ha confermato il fascino di una star che, nonostante il passare degli anni, continua a far sognare il pubblico di tutte le età.

Il delirio del red carpet e l’accoglienza del pubblico

L’entusiasmo intorno a Orlando Bloom non è certo una novità, ma quella che si è vista al Lido è stata un’accoglienza degna dei momenti più alti della sua carriera. I fan, molti dei quali cresciuti con le saghe de Il Signore degli Anelli e Pirati dei Caraibi, hanno letteralmente riempito le transenne, sperando in un contatto ravvicinato con l’idolo di una vita. Bloom, dal canto suo, ha ricambiato l’affetto con gesti di grande disponibilità, firmando autografi e posando per i selfie, prima di immergersi nella sala per la proiezione del film.

Ad accompagnarlo sul red carpet, subito dopo, sono arrivate anche le protagoniste Kate e Rooney Mara, per la prima volta insieme sul grande schermo in questo progetto, e l’altro interprete principale Domhnall Gleeson, senza dimenticare la presenza del regista Werner Herzog.

«Bucking Fastard», il film e la storia delle sorelle Holbrooke

Bucking Fastard, che ha fatto il suo debutto in concorso giovedì 3 settembre, racconta la storia surreale di Jean e Joan Holbrooke, due sorelle interpretate da Kate e Rooney Mara, il cui legame va oltre ogni immaginabile confine. Le due donne parlano all’unisono, condividono gli stessi sogni e, dettaglio non da poco, arrivano ad amare lo stesso uomo, ruolo affidato proprio a Orlando Bloom.

La trama, ispirata a una vicenda realmente accaduta (quella delle sorelle britanniche Greta e Freda Chaplin, conosciute personalmente da Herzog), vede le protagoniste ossessionate dall’idea di scavare un tunnel per raggiungere un Paese ideale, una metafora potente del desiderio di fuga e della ricerca di un altrove possibile. Il lungometraggio, che segna il ritorno di Herzog alla finzione dopo anni dedicati al documentario, esplora le reazioni del mondo circostante: un microcosmo fatto di tribunali, stampa e persone pronte sia ad aiutare che ad approfittarsi della loro condizione.

Le riflessioni sull’intelligenza artificiale e il futuro di Hollywood

Al di là del tappeto rosso e delle luci della ribalta, Orlando Bloom ha voluto condividere con i giornalisti alcune riflessioni più profonde sullo stato di salute della sua industria. In un’intervista rilasciata a margine del festival, l’attore ha espresso senza mezzi termini le sue perplessità riguardo all’impatto che l’intelligenza artificiale sta avendo e avrà su Hollywood.

«C’è la paura dell’ignoto, dell’impatto che avrà l’intelligenza artificiale: può essere molto utile ma anche distruttiva, alla fine prenderà i nostri posti di lavoro?» ha dichiarato Bloom, descrivendo un clima di insicurezza diffuso tra i professionisti del settore. L’attore, che si definisce un ottimista, ha comunque sottolineato come l’arte e la creatività umana possano ancora trovare la loro strada, a patto di difendere l’autenticità del lavoro artigianale.

«Sono felice di essere qui a parlare di un film di Werner Herzog che è, davvero, un’opera d’arte, onesta e vera, senza IA» ha aggiunto, quasi a voler contrapporre la purezza di un progetto come Bucking Fastard alle derive tecnologiche che minacciano di omologare il cinema contemporaneo.

D’altronde, lo stesso attore si è detto combattuto sull’argomento: se da un lato l’idea di ringiovanire il suo iconico personaggio di Legolas per futuri progetti della saga de Il Signore degli Anelli tramite l’intelligenza artificiale potrebbe stuzzicarlo, dall’altro è evidente che la preoccupazione per una tecnologia troppo invasiva rimane alta, come già emerso in altre occasioni in cui ha parlato dei piani di Andy Serkis per il nuovo capitolo cinematografico della saga.

Un riconoscimento alla carriera

Per Orlando Bloom, la tappa veneziana non è stata solo l’occasione per presentare un film fuori dagli schemi, ma anche per ricevere un importante riconoscimento alla sua carriera. Il prossimo 6 settembre, l’attore riceverà il Filming Italy International Award, un premio che celebra le personalità che hanno contribuito alla crescita e alla diffusione del cinema a livello globale.

Un sigillo che arriva al termine di un percorso straordinario, iniziato con il leggendario ruolo dell’elfo Legolas ne Il Signore degli Anelli e proseguito con successi planetari come la saga di Pirati dei Caraibi, fino a progetti più recenti e intimi come The Cut - Sfida estrema. A Venezia, Bloom ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di una semplice star: un attore consapevole delle sfide del presente, che non ha paura di guardare al futuro con occhio critico, difendendo quel «lampo in una bottiglia» che solo il cinema sa catturare.

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