Professionisti, con la manovra 2026 il credito verso la Pa va all’Ader

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una stretta fiscale di notevole impatto, che modifica radicalmente le prassi di riscossione, è contenuta nella legge di bilancio 2026, la cui approvazione definitiva è attesa imminente alla Camera dopo il via libera del Senato. Il provvedimento, che porta il numero 199 del 2025, introduce un meccanismo di prelievo diretto sui compensi dei professionisti, i quali si vedranno sottrarre somme consistenti senza alcuna difesa preventiva. A partire, infatti, dal 15 giugno prossimo, gli enti pubblici che effettuano pagamenti in favore di lavoratori autonomi saranno tenuti a versare direttamente all’agenzia delle Entrate-Riscossione, l’Ader, l’importo corrispondente a qualsiasi debito iscritto a ruolo e in stato di morosità. Questa disposizione, dettata dall’articolo 1, comma 725, opera in modo automatico e prioritario, svuotando di fatto la disponibilità del professionista che, pur avendo un credito certo verso la pubblica amministrazione, lo vedrà dirottato verso il fisco per estinguere precedenti posizioni debitorie, di qualunque entità esse siano.

La tagliola dei ruoli oltre cinquantamila euro

Parallelamente, un’altra innovazione contenuta nella manovra finanziaia stringe ulteriormente le maglie per imprese e professionisti nella gestione dei tributi, limitando in maniera significativa uno strumento di liquidità molto utilizzato. Con l’articolo 1, comma 116, viene infatti ridotto da centomila a cinquantamila euro il limite dei debiti iscritti a ruolo oltre il quale scatta il divieto di compensazione. Ciò significa che, in presenza di un ruolo fiscale superiore a cinquantamila euro, il contribuente non potrà più utilizzare crediti d’imposta, compensandoli con altri debiti, attraverso la compilazione del modello F24. Una misura, questa, che era stata introdotta solo di recente, con la legge di bilancio 2024 e decorrenza dal primo luglio dello scorso anno, e che già vede ora un inasprimento delle condizioni, a testimonianza di una tendenza legislativa orientata a privilegiare la riscossione coattiva rispetto alle modalità di adempimento agevolato.

Un quadro normativo che riduce gli spazi di manovra

Il quadro complessivo che emerge dalle nuove norme disegna, pertanto, un perimetro d’azione molto più angusto per i soggetti economici, i quali dovranno confrontarsi con meccanismi sempre più automatizzati e restrittivi. La combinazione tra il prelievo diretto sui compensi della pubblica amministrazione e il innalzamento della soglia di interdizione alla compensazione rappresenta un doppio vincolo di difficile gestione, soprattutto per quelle realtà che operano in regime di libera professione e che spesso basano la propria cassa sulla tempistica dei pagamenti degli enti pubblici. La normativa, del resto, non prevede eccezioni o soglie di tolleranza, configurandosi come un dispositivo rigido finalizzato ad accelerare il recupero dei crediti tributari, a prescindere dalle singole situazioni patrimoniali.

Le implicazioni pratiche per la gestione dei flussi

Le implicazioni operative di queste modifiche sono destinate a riverberarsi sulla pianificazione finanziaria, costringendo a una rivisitazione delle strategie di tesoreria. La possibilità di vedersi decurtare il compenso di un incarico pubblico, senza preavviso e per somme anche di modesta entità, impone un monitoraggio costante della posizione debitoria verso l’Ader, mentre il blocco della compensazione per ruoli oltre la nuova soglia obbligherà a reperire liquidità in tempi rapidi per far fronte agli obblighi tributari. Un contesto, quello attuale, che rende la gestione del rapporto con il fisco sempre più complessa e penalizzante per chi si trovi, anche temporaneamente, in una condizione di difficoltà nel saldo dei propri debiti.

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