La manovra blindata in Senato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sembra passato un secolo da quando Giorgia Meloni tuonava contro i governi che blindavano provvedimenti importanti abusando del voto di fiducia. La Manovra 2025 sarà infatti approvata dall'aula del Senato senza discutere gli oltre 800 emendamenti presentati dalle opposizioni, per evitare un pericoloso rallentamento del suo iter e il rischio dell'esercizio provvisorio che si concretizzerebbe qualora il testo non fosse approvato entro fine anno.

Il Senato accoglie così la legge di bilancio in arrivo dalla Camera, con un passaggio che è solo un pro-forma. L’accordo in maggioranza blinda la manovra che sabato mattina 28 dicembre sarà votata dalle 10 con la fiducia. Nessuna modifica al testo votato da Montecitorio: prendere o lasciare. Decadono gli 800 emendamenti delle opposizioni e così i 60 ordini del giorno.

Questo, dopo un passaggio-lampo in commissione Bilancio a Palazzo Madama, che ha visto anche un atto inconsueto come le dimissioni del relatore Fdi Guido Liris (FdI), che ha poi smentito: "Non ho mai parlato di dimissioni. In commissione Bilancio si è preso atto dell’impossibilità tecnica di esaminare utilmente il provvedimento, di fronte ai quasi 900 emendamenti presentati dalle opposizioni, e pertanto, come accaduto negli scorsi anni, non si è potuto dare mandato ad alcun relatore, ma non ho mai parlato di dimissioni". Lo ha precisato il senatore Guido Liris, capogruppo di FdI in commissione Bilancio, confermato anche quest’anno relatore del disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2025 e bilancio pluriennale per il triennio 2025-2027.

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