Attilio Lombardo e la sveglia mancata: «Questo schiaffo ci può fare bene»
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Redazione Sport
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GENOVA – La sconfitta, si sa, non è mai una medicina gradita; tuttavia, nel calcio come nella vita, talvolta un contraccolpo violento assume i contorni di un necessario elettroshock. È questa la lettura, per certi versi controintuitiva, offerta da Attilio Lombardo al termine del pesante 0-3 incassato dalla sua Sampdoria contro il Monza. L’allenatore blucerchiato, nel commentare la prestazione opaca dei suoi al “Luigi Ferraris”, ha preferito orientare lo sguardo oltre l’immediato dispiacere, cercando un significato quasi terapeutico in una serata da incubo. Perché se è vero, come ha ammesso lo stesso tecnico, che la squadra si è “consegnata troppo presto” agli avversari, è altrettanto vero che questo scivolone – arrivato al termine di tre vittorie consecutive – potrebbe riportare l’ambiente con i piedi per terra.
L’analisi di Lombardo, lucida nella disfatta, si è concentrata su un aspetto specifico: l’approccio mentale. Lui che aveva preparato la gara in un certo modo, studiando le mosse per mettere in difficoltà i brianzoli, si è trovato di fronte una squadra distratta, impaurita e, nelle sue parole, colpevole di “distanze troppo lunghe” tra i reparti. Un errore capitale, questo, che ha permesso al Monza di colpire due volte in tredici minuti, chiudendo di fatto la partita prima ancora che potesse davvero iniziare. Il primo schiaffo, quello del vantaggio ospite, non è stato sufficiente a scuotere i blucerchiati; è servito il secondo, quello del raddoppio, per vedere una timida reazione, rivelatasi però tardiva e sterile.
L’approccio sbagliato e la paura del contraccolpo
Ciò che più preoccupa l’ex centrocampista, più del punteggio stesso, è la fragilità psicologica emersa in campo. La squadra, reduce da un periodo positivo che l’aveva allontanata dalle sabbie mobili della classifica, è sembrata smarrita di fronte alla qualità e alla determinazione del Monza. Lombardo ha parlato chiaramente di “paura del contraccolpo”, un timore legittimo per un gruppo che in stagione ha già mostrato più di un’oscillazione emotiva. La partita preparata per “tenere la barra a dritta” è naufragata nei primi minuti, annullando ogni certezza accumulata nelle settimane precedenti.
Dal punto di vista tecnico, la partita è stata un monologo. Il Monza, cinico e quadrato, ha sfruttato ogni ingenuità difensiva. Al 5’ Cutrone ha sbloccato il match, approfittando di una disattenzione sugli sviluppi di un calcio d’angolo, mentre pochi minuti dopo Caso ha finalizzato una ripartenza fulminea, approfittando di una linea difensiva sampdoriana colpevolmente sguarnita. Nel secondo tempo, nonostante qualche timido tentativo di reagire e un palo colpito, la Sampdoria non è mai riuscita a impensierire seriamente Thiam, portiere ospite praticamente inoperoso fino al gol del definitivo 3-0 messo a segno da Petagna.
Una lezione di realtà per la corsa salvezza
Lombardo, però, non ha voluto gettare le basi per un processo alle intenzioni. Anzi, ha ribaltato la prospettiva: questa batosta, ha spiegato, “ci riporta alla vera realtà”. Una realtà fatta di limiti tecnici evidenti – la squadra non dispone di un “finalizzatore pesante” come Petagna – e di una classifica che, nonostante i 40 punti in saccoccia, non concede ancora alcuna certezza matematica riguardo alla salvezza. Il tecnico ha parlato di “amarezza grande”, assumendosi le proprie responsabilità, ma ha anche chiesto ai suoi di resettare immediatamente la memoria.
L’obiettivo adesso è già proiettato alla prossima sfida contro il Cesena. Perché se la sveglia è suonata, come spera Lombardo, i giocatori dovranno dimostrare di essere scesi dal letto con la giusta determinazione. La prestazione opaca dei singoli – da Esposito a Henderson, passando per una manovra offensiva troppo prevedibile – dovrà essere archiviata in fretta, anche se il dubbio che aleggia sul gruppo è proprio quello relativo alla capacità di reagire psicologicamente a un colpo così duro. Il campionato entra nel suo momento cruciale e, in questo frangente, la capacità di assorbire gli schiaffi diventa una virtù più preziosa del bel gioco.




