L'intelligenza artificiale ridefinisce il mercato del lavoro, tra professioni a rischio e nuove opportunità

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l'adozione dell'intelligenza artificiale si diffonde in maniera pervasiva attraverso i settori produttivi, il suo impatto sull'occupazione si rivela duplice e contraddittorio, generando da un lato un'eliminazione di posizioni che sembrava impensabile fino a poco tempo fa e, dall'altro, aprendo scenari inediti per chi cerca un'occupazione. Le trasformazioni, che toccano tanto i colletti bianchi quanto alcune figure operative, stanno ridefinendo le geografie professionali con una velocità che ha sorpreso molti osservatori, i quali, forse, ne avevano sottostimato la portata pratica. Non si tratta più di una mera ipotesi futura, bensì di un processo in atto i cui effetti sono già misurabili nelle dinamiche aziendali e nelle scelte di investimento in tecnologia, le quali privilegiano sempre più l'efficienza resa possibile dagli algoritmi.

I lavori al riparo dall'automazione intelligente

Una recente analisi condotta da Microsoft, la quale ha esaminato un campione di oltre duecentomila conversazioni con sistemi di AI, ha tentato di tracciare una mappa delle professioni meno esposte al rischio di automazione. Emerge con chiarezza che le mansioni che richiedono un'interazione fisica complessa e non standardizzata — come quelle dell'imbianchino, del meccanico specializzato o dell'operatore di impianti — conservano, per il momento, un margine di sicurezza considerevole. A queste si aggiungono alcune figure del settore sanitario, ad esempio i chirurghi orali e gli assistenti infermieristici, la cui operatività si fonda su una componente manuale e decisionale difficilmente replicabile in toto da una macchina. È proprio la dimensione Corporea e situazionale, con le sue variabili imprevedibili, a costituire una barriera naturale alla penetrazione dell'automazione basata sul software.

La trasformazione degli ambienti lavorativi

Parallelamente, il concetto stesso di luogo di lavoro sta subendo una profonda metamorfosi, resa evidente da dati che indicano come più del settanta percento dei professionisti operi ormai da postazioni non fisse. In questo contesto, le tecnologie collaborative — di cui l'intelligenza artificiale è componente sempre più integrante — cessano di essere semplici strumenti per diventare vere e proprie infrastrutture abilitanti. Aziende come Logitech, attraverso le dichiarazioni del proprio manager Matteo Anversa, sottolineano come tali soluzioni rappresentino ormai una leva strategica imprescindibile per garantire non solo la continuità operativa, ma anche la competitività in un mercato sempre più fluido e decentralizzato, dove il confine tra ufficio e domicilio è ormai labile.

L'IA come facilitatore per l'accesso al lavoro

D'altro canto, l'intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo inedito e attivo nel facilitare l'ingresso nel mondo del lavoro. Se, come riporta l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una percentuale significativa dei giovani — il 58% — utilizza già questi strumenti per la stesura del curriculum, le applicazioni pratiche si spingono ben oltre. L'AI si sta rivelando un alleato per i candidati, supportandoli nella preparazione ai colloqui, nell'analisi delle offerte e nell'identificazione delle competenze richieste dal mercato, rivoluzionando così le modalità tradizionali di approccio alla ricerca di un'occupazione e fornendo a molti di loro gli strumenti per competere in un panorama in rapida evoluzione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.