La produzione Stellantis in Italia precipita, tornando ai volumi degli anni Cinquanta
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Redazione Economia
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Il panorama dell'industria automobilistica italiana, già provato da mesi di incertezze, si trova a fare i conti con una contrazione senza precedenti. Stellantis, il principale gruppo produttivo del Paese, ha chiuso il 2025 con un dato che risuona come un'eco lontana e preoccupante: nei suoi cinque stabilimenti italiani sono state assemblate soltanto 213.706 autovetture. Un calo del 24,5% rispetto all'anno precedente, che porta i volumi a meno della metà di quanto registrato appena due anni fa, nel 2023, e li colloca a livelli che non si vedevano dalla metà degli anni Cinquanta, molto prima del boom produttivo che caratterizzò i decenni successivi. Si tratta, per essere chiari, del valore più basso dall'immediato secondo dopoguerra, un arretramento di settant'anni che trascina con sé l'intero settore.
Un annus horribilis per l'intera filiera
Se il 2024 era stato etichettato come l'anno nero, il 2025 si è rivelato, senza mezzi termini, un annus horribilis. Il rapporto di categoria dipinge un quadro complessivo della produzione di veicoli in Italia fermo a 379.706 unità, segnando un ulteriore, pesante, passo indietro del 20% su base annua. Il declino ha interessato trasversalmente sia il segmento delle autovetture, protagonista del crollo più severo, sia quello dei veicoli commerciali, sceso del 13,5% a 166.000 esemplari. Una contrazione generalizzata che riflette la concomitanza di fattori strutturali e congiunturali, dalla crisi dei consumi alle intermittenti politiche sugli incentivi, passando per una transizione energetica il cui percorso appare tutt'altro che lineare e definito.
Lo stabilimento di Cassino, simbolo della crisi
La situazione assume contorni ancor più netti osservando da vicino la realtà dei singoli impianti. Lo stabilimento di Cassino, per esempio, offre un'immagine emblematica di una produzione ormai sospesa più nell'attesa che nell'azione concreta. Con 105 giorni di fermo totale alle spalle, il sito ha prodotto meno di ventimila vetture nell'arco dei dodici mesi, un primato amaro per una fabbrica di tale rilevanza. È una fotografia severa, che restituisce l'idea di un'attività industriale ridotta al minimo, quasi un presidio in attesa di scelte strategiche definitive, mentre l'intero indotto vive in uno stato di preoccupazione costante.
Il peso sul settore e le prospettive incerte
Il calo verticale della produzione di Stellantis, che da sola rappresenta la quasi totalità del manifatturiero automobilistico nazionale, ha ovviamente trainato al ribasso l'intero comparto, registrando una flessione complessiva del 2,12%. Un dato che, seppur meno drammatico in percentuale, conferma la dipendenza strutturale del sistema da un unico grande attore. La situazione, del resto, non interessa solo la produzione di massa: anche il comparto degli autobus e degli altri veicoli speciali ha risentito della generale stagnazione, in un contesto dove gli investimenti pubblici e privati sembrano attendere segnali più chiari. Mentre si parla di una possibile inversione di rotta già per il 2026, la strada da percorrere appare in salita, con la necessità di riconquistare volumi e, soprattutto, definire un orizzonte industriale condiviso e sostenibile.




