Chiesi, ricavi a 3,6 miliardi e addio del ceo Accogli: al via la transizione con Bellemin ad interim

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo biofarmaceutico Chiesi, una realtà che nonostante la solidità dei conti sceglie di cambiare passo ai vertici, ha chiuso il 2025 con ricavi consolidati pari a 3,625 miliardi di euro. La crescita, che si attesta all’8,2% a tassi di cambio costanti rispetto all’anno precedente, racconta di una macchina organizzativa ancora in piena corsa, capace di generare un EBITDA di 931 milioni di euro (pari al 25,7% dei ricavi), sebbene in lieve contrazione rispetto al miliardo circa dell’esercizio 2024. A certificare la solidità patrimoniale ci pensa la Posizione Finanziaria Netta, positiva per 729 milioni e in miglioramento di ben 194 milioni sull’anno prima, una cifra che – come spiega la nota ufficiale – riconferma la capacità del gruppo di autofinanziare la propria strategia di investimenti, pur senza entrare nel dettaglio delle singole allocazioni di capitale.

Numeri in dettaglio e il peso delle aree terapeutiche

A sostenere la performance commerciale è stata la triade delle aree terapeutiche. Il comparto Air (respiratorio), trainato dalla tripla terapia inalatoria che ha segnato un +15,8%, ha messo a segno ricavi per 1,886 miliardi (+3,9%), riuscendo a compensare la pressione dei generici sui prodotti più datati. Ancàora più performante il segmento Care (cure specialistiche), arrivato a 904 milioni (+13,3%), mentre la vera sorpresa arriva dalle Malattie Rare, dove le vendite hanno sfondato il muro dei 900 milioni (906 per la precisione) con un balzo del 22,3% che ha da solo contribuito a generare la metà della crescita complessiva del gruppo sui mercati internazionali, Stati Uniti in testa. E proprio dagli Usa arrivano i segnali più caldi: la regione cresce del 23,5% a cambi correnti, un dato che schizza al +28,9% a cambi costanti, a testimonianza di una strategia di espansione ormai consolidata. Anche la regione China & International e i mercati emergenti hanno registrato performance a doppia cifra, mentre l’Europa matura (Top 5 Ue) ha mostrato una sostanziale stagnazione (-0,6%), compensata dalla vivacità dei Paesi di medie dimensioni del vecchio continente (+9,8%).

Il cambio alla guida e la soluzione interna

Proprio mentre i conti dipingono un quadro di salute, il gruppo annuncia una transizione ai vertici. Giuseppe Accogli, che ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato per un mandato triennale, lascerà l’azienda il prossimo 15 maggio per dedicarsi ad un’altra opportunità professionale. La sua uscita, seppur programmata, apre una fase di interregno che la holding sceglie di gestire pescando dalle proprie fila. A prendere il timone sarà infatti Jean-Marc Bellemin, attuale chief financial officer del gruppo, il quale manterrà il doppio incarico – una soluzione non rara in questi casi – fungendo da "regent" in attesa di una nomina strutturale. «Il processo di selezione per individuare il candidato più adatto alla prossima fase del percorso del gruppo è già in fase avanzata», si legge nella nota diffusa dalla società, la quale lascia intendere che la ricerca del sostituto di Accogli è ben avviata, senza però fornire tempistiche o profili specifici.

La strategia nell’attesa del nuovo corso

In questo frangente di discontinuità ai vertici, l’operatività quotidiana del colosso parmense rimane affidata alla continuità garantita da Bellemin, figura chiave già permeata della cultura finanziaria e gestionale del marchio. L’azienda, certificata B Corp e storicamente focalizzata sulla ricerca, sembra voler evitare scossoni, puntando tutto sulla forza dei propri fondamentali. I 3,6 miliardi di fatturato e la cassa a 729 milioni offrono un cuscinetto più che ampio per assorbire il cambio di guardia, mentre il board si concentra sul profilo giusto per la prossima fase di crescita. La transizione, insomma, non rappresenta una frenata, bensì un passaggio di consegne vigilato in un momento di particolare slancio commerciale, dove i margini – nonostante il lieve calo dell’Ebitda – restano invidiati dall’intero settore farmaceutico europeo.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.