Guerra in Medio Oriente, raid in Yemen: 53 morti e oltre 200 feriti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Medio Oriente si allarga con un nuovo attacco degli Houthi contro un campo di addestramento militare nella provincia di Shabwa, nello Yemen, dove il bilancio è salito ad almeno 53 morti e oltre 200 feriti. Il raid ha colpito una struttura destinata alle forze governative yemenite, provocando numerose vittime tra il personale presente. L'attacco si inserisce in una fase di crescente tensione regionale, segnata anche dalle offensive contro obiettivi in Arabia Saudita e dalle preoccupazioni per la sicurezza dei collegamenti marittimi strategici. La provincia interessata si trova nel sud del Paese, dove il conflitto tra gli Houthi e le forze governative continua a rappresentare un elemento centrale dell'instabilità.

Yemen, il bilancio dell'attacco al campo militare

Le prime informazioni diffuse attraverso fonti governative e mediche indicavano almeno 18 vittime, ma il numero dei morti è aumentato nelle successive ricostruzioni. Secondo le autorità locali, il campo di al-Alam è stato colpito da missili balistici mentre era in corso un'attività di addestramento. Le informazioni rilanciate da Reuters e da altre testate internazionali descrivono un attacco particolarmente grave contro le forze sostenute dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. Gli Houthi hanno rivendicato l'operazione, sostenendo di aver preso di mira forze legate alla coalizione guidata dall'Arabia Saudita. La differenza tra le versioni delle parti riguarda anche la natura dell'obiettivo: le autorità governative descrivono il sito come un centro di addestramento, mentre i ribelli affermano di aver colpito forze militari avversarie.

Arabia Saudita, aeroporto di Riad ancora chiuso

Le ripercussioni delle offensive Houthi interessano anche il traffico aereo saudita. L'aeroporto internazionale King Khalid di Riad è rimasto chiuso dopo una serie di attacchi che hanno preso di mira lo scalo e le sue infrastrutture. L'ultimo episodio segnalato al Terminal 4 ha provocato un morto e 11 feriti, aggravando le conseguenze delle operazioni contro la capitale. Le autorità dell'aviazione civile hanno motivato la proroga della sospensione con la necessità di completare le verifiche sulla sicurezza degli impianti e sulla loro capacità di tornare operativi. La chiusura è stata indicata fino alle 21 ora di Greenwich del 17 ottobre, ma l'avviso non ha stabilito una data certa per la ripresa dei voli. Le cancellazioni hanno coinvolto le compagnie aeree che operano nello scalo.

Gaza, cinque palestinesi uccisi durante gli attacchi israeliani

Nella Striscia di Gaza, le operazioni militari israeliane hanno provocato almeno cinque morti e 11 feriti, secondo fonti mediche citate da Al Jazeera. Tra le vittime figurano due bambini: Tamer Soboh, ucciso a ovest di Beit Lahiya, nel nord dell'enclave, e Masak al-Dalu, una bambina di sette anni morta nei pressi del campo profughi di al-Maghazi, nella zona centrale. Le notizie sui due decessi sono state riprese anche dal Times of Israel, che ha citato organi di stampa palestinesi vicini ad Hamas. Gli episodi sono avvenuti in aree differenti della Striscia, dove le operazioni delle forze israeliane continuano a colpire la popolazione civile. Le segnalazioni mediche distinguono il numero delle persone uccise da quello dei feriti, senza attribuire tutti gli episodi a un unico attacco.

JD Vance prende le distanze dal sostegno elettorale a Netanyahu

Sul fronte politico, il vicepresidente statunitense JD Vance ha evitato di seguire Donald Trump nel sostegno alla candidatura alla rielezione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Intervistato dal giornalista Mark Halperin per il programma 2WAY Tonight, ha spiegato di non voler intervenire nelle elezioni di un altro Paese, concentrando la propria attenzione sulle elezioni di metà mandato americane previste per il 3 novembre. La posizione espressa non è stata accompagnata da una critica diretta al leader israeliano: Vance ha scelto di non dichiarare né sostegno né opposizione alla sua candidatura.

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