«Siete state favolose». Doppietta azzurra nello slittino, il presidente Mattarella riceve le medaglie d’oro a Cortina. E il Pd finisce nella bufera per un video con gli atleti del curling

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il budello ghiacciato della pista Eugenio Monti, quella stessa struttura attorno alla quale per mesi erano rimbalzati dubbi, ritardi e persino qualche scetticismo sulla sua effettiva consegna, ha restituito ieri all’Italia dello sport due pagine di storia pura, perché certe imprese, quando maturano sul ghiaccio di casa, assumono il sapore di una liberazione collettiva -1-4. Andrea Voetter e Marion Oberhofer, le sorelline d’oro cresciute nella fucina altoatesina del curling, hanno aperto le danze con una seconda manche semplicemente perfetta, quasi chirurgica nei millesimi di secondo che le hanno separate dalle tedesche Eitberger e Matschina; e non è trascorsa nemmeno un’ora che Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, terzi dopo la prima discesa e apparentemente fuori portata per il gradino più alto, hanno confezionato un capolavoro di rimonta, favoriti – è bene ricordarlo senza enfasi – anche dall’errore madornale della coppia statunitense in testa fino a quel momento, un incidente di percorso che aiuta chi è bravo ma non cancella la bravura di chi poi il podio lo conquista con i denti -5-10.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, era a Cortina da ore, aveva già incontrato Sofia Goggia scherzando con lei sui trascorsi palermitani di Gian Piero Gasperini e si era informato sulla salute di Lindsey Vonn, quando ha voluto ricevere le due ragazze dello slittino ormai a tarda sera; il selfie di rito, la battuta («Siete state favolose») e quella capacità innata di mettere a proprio agio gli atleti che, a detta di chi lo osserva da vicino, trasforma il capo dello Stato in una sorta di rockstar per il pubblico dello sport -7. E mentre il medagliere azzurro si arricchiva del quarto e quinto oro – dopo i successi di Lollobrigida e della staffetta mista dello short track – e il direttore tecnico Armin Zoeggeler, che di ori ne ha vinti due da atleta e ora li allena, parlava di una giornata incredibile e di una pista finalmente liberata dalle polemiche, un’altra vicenda, di segno completamente diverso, si consumava in parallelo nell’universo mediatico che circonda i Giochi -1-10.

Il Partito Democratico, nella sua campagna per il No al referendum sulla giustizia in programma tra poche settimane, ha pubblicato sui propri canali social un video in cui comparivano le immagini di Amos Mosaner e Stefania Constantini, i due atleti del curling reduci dalla medaglia di bronzo in questi Giochi e già oro a Pechino 2022; il filmato, che associava la prestazione sportiva a un messaggio di sostegno al fronte del No, è stato rimosso poche ore dopo la diffusione, ma non prima che la protesta dell’interessato – Mosaner, in particolare – assumesse i toni netti e senza appello di chi non intende vedere il proprio sudore e la propria divisa strumentalizzati per battaglie che nulla hanno a che vedere con lo spirito olimpico -3-8. «Non sono stato informato, non ho autorizzato alcuna associazione tra la mia immagine e iniziative politiche», ha dichiarato l’azzurro, e al coro si è subito aggiunto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, il quale, visibilmente innervosito dalla piega della vicenda, ha usato termini come «sbalordito» ed «esterrefatto» per descrivere il proprio stato d’animo, quasi a voler marcare un confine invalicabile tra l’agonismo e le contese referendarie -3.

Che la politica cerchi di agganciarsi al traino emotivo delle imprese sportive non è certo una novità, lo si è visto in decenni di medaglie trasformate in carriera o di podi cavalcati in campagna elettorale; ma che ciò avvenga a insaputa dei protagonisti e mentre questi ultimi sono ancora in piena attività – Mosaner e Constantini, infatti, hanno appena concluso la loro gara e sono regolarmente presenti al villaggio olimpico – ha sollevato un coro di critiche trasversale, e non solo da parte degli sconfitti nella vicenda referendaria -8. Il post è stato cancellato, il Partito Democratico non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali di scuse o chiarimenti, ma la sensazione è che il danno d’immagine, questa volta, sia stato autoinflitto con una certa leggerezza: usare il volto di chi indossa una medaglia per l’Italia, senza nemmeno chiedere il permesso, rischia di apparire non solo scorretto sul piano formale ma anche controproducente su quello del consenso, specialmente quando i diretti interessati chiedono pubblicamente la rimozione -3.

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