Maresciallo dei carabinieri trovato morto nella caserma di Tursi
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Redazione Interno
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Nella mattina del 29 novembre, all'interno della caserma di Tursi, in provincia di Matera, i colleghi hanno rinvenuto il corpo senza vita del maresciallo Marco Lomagistro, che di quella stazione era il comandante. L'uomo, la cui età era di soli 31 anni e le cui origini erano legate alla vicina Laterza, nel Tarantino, è stato trovato già privo di vita, in circostanze che, stando alle primissime e dolorose ricostruzioni, lascerebbero intendere un gesto estremo. Pare, infatti, che abbia utilizzato la propria pistola d'ordinanza, strumento di servizio che, in questo tragico frangente, ha posto fine a una giovane esistenza dedicata all'ordine pubblico.
Le indagini in corso
Sulla vicenda, che ha immediatamente assunto i contorni di una tragedia annunciata solo dal suo esito, ha avviato le proprie verifiche il Comando provinciale dei carabinieri di Matera. Gli accertamenti, che sono di rigorosa prassi in simili casi, mirano a chiarire con precisione la dinamica dell'accaduto e a far luce sulle possibili concause che possano avere condotto a un epilogo così drammatico. L'indagine, com'è ovvio, procede nel massimo rispetto della vittima e del profondo dolore che colpisce i familiari e l'intero corpo dell'Arma, cercando di ricostruire le ore che hanno preceduto il ritrovamento.
Le reazioni istituzionali
L'evento luttuoso ha provocato un'onda di sgomento, che ha travalicato i confini della caserma per investire le amministrazioni locali dei paesi a cui il maresciallo era legato. Il sindaco di Laterza, Franco Firgiola, ha espresso pubblicamente il proprio cordoglio, definendo la notizia come qualcosa che "mai avremmo voluto ricevere", una frase che racchiude tutto lo stupore e il dolore per una perdita così improvvisa e giovane. Un sentimento analogo è stato manifestato anche dal primo cittadino di Tursi, a testimonianza di un lutto che unisce i due centri in un unico, straziato ricordo.
Il commento del sindacato
Anche il Nuovo Sindacato Carabinieri è intervenuto sulla questione, sottolineando come non si tratti di una semplice cronaca locale ma di un "colpo allo stomaco" per l'intera "famiglia dell'Arma". L'organizzazione, la quale ha parlato di "un'altra vita spezzata", ha espresso la necessità di non accettare più simili eventi come fatalità ineluttabili, bensì di considerarli "una sconfitta collettiva". Il sindacato ha quindi rimarcato, con parole cariche di costernazione, "il dovere di fermarci, ascoltare e cambiare", indicando nell'incapacità di intercettare il disagio silente un fallimento da riconoscere e su cui lavorare con urgenza.




