L’atletica azzurra a Torun tra qualificazioni e primi verdetti mondiali

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella prima mattinata dei campionati del mondo indoor di atletica leggera, in corso di svolgimento a Torun, in Polonia, il contingente italiano ha offerto un quadro composito, fatto di accessi al turno successivo e di altrettante eliminazioni che lasciano trasparire le difficoltà intrinseche di una rassegna iridata, laddove il margine di errore, specialmente nelle gare veloci e nei metri conclusivi di quelle di mezzofondo, si assottiglia fino a diventare questione di millesimi o di una frazione di secondo. È il caso di Laura Pellicoro, besanese alla sua prima esperienza mondiale, schierata sugli 800 metri: la sua batteria, la quinta delle sei in programma, si è chiusa con un quarto posto che ha il sapore amaro di un’occasione sfumata, complice un finale tribolato che l’ha vista cedere terreno proprio sugli ultimi duecento metri, dove la resistenza alla velocità degli avversari le ha imposto un ritmo superiore a quello sostenuto fino a quel momento. Il suo tempo, 2 minuti e 1 secondo e 99 centesimi, si discosta sensibilmente dal primato personale stabilito soltanto un paio di settimane fa, a dimostrazione di come la pressione dell’evento e la gestione tattica di una gara a eliminazione diretta possano incidere sulle prestazioni di un’atleta pur dotata di ottime qualità.

I sessanta metri e la promozione di Ceccarelli e Randazzo tra i brividi

Se per Pellicoro l’avventura polacca si è fermata al primo ostacolo, diverso è stato il percorso per gli sprinter impegnati nei 60 metri piani, dove Samuele Ceccarelli e Filippo Randazzo hanno strappato il pass per le semifinali, aggrappandosi alla terza posizione nelle rispettive batterie con i tempi di 6"62 e 6"63. Un’accelerazione finale, quella dei due azzurri, che ha rischiato di rivelarsi insufficiente, considerato che il decisivo piazzamento è maturato per pochissimi millesimi, quel margine inavvertibile all’occhio umano ma sufficiente a separare la qualificazione diretta dall’attesa dei ripescaggi, con la classifica che per entrambi si è definita solo dopo il confronto con gli avversari quarti classificati, relegati in una posizione di attesa che, per loro, non si è rivelata poi vincente. La velocità italiana, in questo avvio di rassegna, dimostra quindi di poter competere ad armi pari con le migliori specialiste e specialisti della disciplina, trovando quella reattività nei metri decisivi che era mancata, invece, alla mezzofondista lombarda.

Eloisa Coiro, la resilienza dell’ottocentista nonostante la febbre

A riscattare in parte la prestazione della sua compagna di squadra negli 800 metri ci ha pensato Eloisa Coiro, capace di imporsi con autorità nella propria batteria nonostante un avvicinamento alla gara tutt’altro che lineare. La mezzofondista, infatti, aveva dovuto fare i conti con la febbre negli ultimi giorni, circostanza che aveva posticipato il suo viaggio verso la Polonia, permettendole di arrivare a Torun soltanto alla vigilia della competizione, senza quindi il consueto periodo di acclimatamento e di rifinitura tecnica sul posto. Nonostante queste difficoltà, Coiro ha gestito con maturità la propria prova, vincendo la batteria con il crono di 1 minuto, 59 secondi e 87 centesimi, un tempo che, pur collocandosi a undici centesimi dal suo miglior personale al coperto, le ha consentito di ottenere il miglior riscontro cronometrico complessivo nel primo turno, dove le avversarie più accreditate hanno preferito non forzare l’andatura, limitandosi a gestire il passaggio del turno senza esporsi in termini di prestazione pura.

Mahuchikh e la prima medaglia d’oro, l’alto femminile incorona l’ucraina

Nella stessa sessione mattutina che ha visto protagonisti gli atleti azzurri, la rassegna iridata ha già assegnato il suo primo Titolo, un evento che sancisce l’apertura ufficiale delle danze per le medaglie. A conquistare l’oro è stata Yaroslava Mahuchikh, l’ucraina classe 2001 che, con un salto a 2.01 metri nell’alto, ha aggiunto un ulteriore sigillo a un palmarès già straordinario, che annovera un titolo olimpico, uno mondiale all’aperto e uno al coperto, oltre a due europei outdoor e tre in sala, consolidando la propria immagine di regina indiscussa di una specialità, quella del salto in alto, dove da anni impone il proprio dominio. I tentativi successivi a 2.06 metri, sebbene vani, non hanno scalfito la superiorità mostrata dalla ventiquattrenne di Dnipro. Alle sue spalle, in una competizione che ha visto schierate tutte le migliori interpreti della disciplina, si è registrata una tripla parità per l’argento, con l’australiana Nicola Olyslagers – vincitrice delle ultime due edizioni –, la serba Angelina Topic, figlia d’arte, e l’ucraina Yuliia Levchenko, tutte ferme a 1.99 metri, in una gara che ha confermato l’alto livello di profondità tecnica presente in questo avvio dei campionati.

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