Zaynab Dosso e Nadia Battocletti scrivono la storia dell’atletica ai Mondiali indoor di Torun
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Redazione Sport
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C’è stato un momento, nella finale dei 60 metri dei Mondiali indoor di Torun, in cui Zaynab Dosso ha semplicemente smesso di pensare. Il blocco di partenza – non il suo, un dettaglio che per una velocista è tutt’altro che insignificante – le aveva già messo addosso quella sensazione di estraneità che a volte precede la resa. E invece, come ha raccontato a caldo, ha scelto di affidarsi all’istinto: “corri”. È stata quella la spinta che l’ha portata a tagliare il traguardo in 7 secondi netti, diventando la prima azzurra nella storia a vincere un Titolo mondiale nello sprint, un’impresa che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera il valore delle avversarie che ha lasciato alle spalle.
A finire dietro di lei, infatti, non sono certo delle comparse. La statunitense Jacious Sears ha dovuto accontentarsi dell’argento con 7.03, un tempo che valeva il bronzo per la campionessa olimpica in carica dei 100 metri, la santaluciana Julien Alfred, beffata al fotofinish per appena tre centesimi. Per Dosso, che aveva già messo in bacheca il bronzo di Glasgow 2024 e l’argento di Nanchino 2025, questo oro rappresenta il compimento di un percorso di crescita costante, quel salto di qualità mentale che lei stessa ha sottolineato: la Zaynab del passato, forse, si sarebbe tirata indietro di fronte a certi nomi, ma questa volta ha retto l’urto e ha vinto.
La “danza nel caos” di Nadia Battocletti, tra digiuno e volata vincente
Se il trionfo di Dosso è stato un’esplosione di potenza pura, quello di Nadia Battocletti nei 3000 metri è stato un capolavoro di gestione tattica e resilienza. La mezzofondista trentina, che ha chiuso in 8’57”64 precedendo l’americana Emily Mackay e l’australiana Jessica Hull, ha regalato all’Italia un altro titolo che mancava da 15 anni a livello europeo e che non era mai stato vinto da un’azzurra in questa specifica distanza ai Mondiali indoor. La sua definizione della gara – “danzare nel caos” – calza a pennello per descrivere quanto accaduto in pista, dove una caduta provocata dalla spagnola Marta García ai danni dell’etiope Freweyni Hailu ha letteralmente scompigliato i piani delle favorite. battocletti ha avuto la lucidità di non farsi coinvolgere nella mischia, ha saputo attendere il momento giusto per piazzare l’allungo decisivo, dimostrando una maturità agonistica impressionante. E lo ha fatto in condizioni che definire proibitive sarebbe un eufemismo: la preparazione in vista della rassegna polacca si è svolta in pieno Ramadan, un periodo di digiuno che lei stessa ha ammesso averla portata a pensare di mollare, tanto era estenuante. La consapevolezza di essere riuscita a sprigionare una tale potenza di gambe e di testa appena due giorni dopo la fine del digiuno aggiunge un alone di straordinarietà a una prestazione già di per sé storica.
L’ultima giornata a Torun: quattro assi azzurri per chiudere in bellezza
Il bilancio di questi Mondiali, con tre ori già conquistati nei primi due giorni (grazie anche ad Andy Diaz nel triplo), pone l’Italia in una posizione di vertice del medagliere, in una sfida aperta con gli Stati Uniti che si deciderà proprio nella giornata finale. Domenica 22 marzo, l’attenzione si sposta su quattro carte pesantissime che il movimento azzurro gioca nella giornata conclusiva. Il programma prevede un mattino dedicato alle finali: alle 10.20 Larissa Iapichino scenderà in pedana per la finale del salto in lungo, seguita poco dopo, alle 11.23, da Leonardo Fabbri e Nick Ponzio nel getto del peso.
Nel pomeriggio, il pubblico potrà seguire Federico Riva impegnato nella finale dei 1500 metri alle 18.38, mentre la serata si accende con l’appuntamento clou del lungo maschile, dove Mattia Furlani, tra i grandi favoriti, si giocherà il titolo a partire dalle 19.12. A completare il quadro delle partecipanti, Sveva Gerevini sarà impegnata nelle varie prove del pentathlon, mentre Giada Carmassi ed Elisa Di Lazzaro cercheranno di ritagliarsi un posto nelle fasi calde dei 60 ostacoli.
Le prove generali e un mattino di emozioni nella staffetta
La mattinata si era aperta con le batterie della staffetta 4x400, che hanno subito regalato spunti interessanti. Un clamoroso crollo della squadra statunitense, sorpresa e superata dall’Olanda e dal Portogallo (quest’ultimo capace di firmare il nuovo record nazionale con 3’04”75), ha dimostrato quanto sia insidioso il format indoor, capace di ribaltare qualsiasi gerarchia. Per l’Italia, intanto, Iapichino ha iniziato la sua finale con una progressione misurata, restando in quinta posizione a metà gara, mentre l’attenzione era già proiettata verso la sfida di Fabbri nel cerchio del peso. In una rassegna che ha già regalato emozioni senza precedenti, l’ultima giornata si presenta come il banco di prova definitivo per confermare la straordinaria profondità di questo movimento.




