Pileri: l'asfalto è un termosifone acceso, serve un piano per ripensare le città

Pileri: l'asfalto è un termosifone acceso, serve un piano per ripensare le città
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le ondate di calore, ormai, non rappresentano più un'emergenza occasionale ma una condizione strutturale, e a dirlo è Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, in un'intervista rilasciata a Tgcom24. Il problema, come sottolinea il professore, non è legato soltanto al cambiamento climatico globale, ma anche e soprattutto al modo in cui sono state disegnate e costruite le nostre città, vere e proprie trappole termiche pronte a restituire il calore assorbito anche nelle ore notturne.

L'effetto termosifone dell'asfalto

Secondo Pileri, il principale responsabile dell'innalzamento delle temperature urbane è l'asfalto, insieme a tutte le pavimentazioni dure. Queste superfici si scaldano fino a diventare "padelle roventi", accumulando calore durante il giorno e rilasciandolo lentamente dopo il tramonto: "È come se nelle città avessimo dei termosifoni accesi notte e giorno, ma così non si riesce mai ad abbassare la temperatura", ha spiegato il professore.

Per dare un'idea della portata del fenomeno, Pileri ha ricordato che il suolo asfaltato può raggiungere temperature di 50 gradi, alterando sensibilmente quella percepita ad altezza uomo; se l'aria segna 35 gradi, al suolo ce ne sono 15 o 20 in più.

Le soluzioni: depavimentazione e suolo vivo

La ricetta proposta dall'urbanista è chiara: "Bisogna dotarsi di piani di depavimentazione con la mano destra e con la mano sinistra bisogna smettere di consumare suolo". Le due azioni, combinate, potrebbero davvero immaginare un'urbanistica nuova. Non si tratta semplicemente di piantare qualche albero in più, ma di togliere l'asfalto per sostituirlo con aree permeabili, creando veri e propri "materassi di suolo" di 50-60 centimetri che, funzionando come spugne, trattengono l'umidità e riducono la temperatura.

Pileri ha poi evidenziato come anche le automobili, anche quelle elettriche, contribuiscano al surriscaldamento: le loro superfici metalliche si scaldano rapidamente e di notte rilasciano ulteriore calore.

Critiche alle soluzioni tecnologiche

Il docente del Politecnico ha manifestato una netta contrarietà verso le soluzioni puramente tecnologiche come il condizionatore, che "consuma moltissima energia", senza risolvere il problema alla radice. Ripensare le città, per Pileri, significa anche agire a livello culturale, rinunciando all'uso eccessivo dell'auto e riequilibrando la distribuzione degli spazi verdi all'interno del tessuto urbano, spesso concentrati solo in alcune aree.

L'obiettivo dichiarato è quello di ridare respiro e vivibilità ai centri urbani, trasformandoli in luoghi dove sia possibile abitare anche gli spazi esterni senza soffocare.

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