L’oro vola verso i 4.800 dollari, l’argento galoppa e il petrolio affonda per la tregua

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’andamento dei mercati, nella giornata di oggi, ha offerto un esempio lampante di come la distensione diplomatica possa riscrivere in poche ore le gerarchie degli asset finanziari. Mentre il greggio subiva una delle flessioni più violente degli ultimi anni, l’oro ha messo a segno un deciso balzo in avanti, guadagnando quasi il 2% e portandosi a ridosso della soglia psicologica dei 4.800 dollari l’oncia. Una corsa, quella del metallo giallo, che ha trovato linfa vitale nell’annuncio del cessate il fuoco in Medio Oriente e nella conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, decretando di fatto un’inversione di tendenza rispetto alle turbolenze delle scorse settimane. A beneficiare del clima di distensione è stato anche l’argento, la cui performance è stata persino più brillante: un balzo di quasi il 6% lo ha spinto oltre la soglia dei 77 dollari l’oncia, confermando la fame di metalli preziosi da parte degli investitori.

Il petrolio crolla e cambia le attese sull’inflazione

Il vero motore di questa repentina riconfigurazione dei prezzi va ricercato nell’impatto che la tregua ha avuto sulle materie prime energetiche. La prospettiva di un graduale ritorno alla normalità per i flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale per le forniture globali, ha fatto letteralmente crollare le quotazioni del greggio. Un crollo che, superando in alcuni casi il 15% nelle contrattazioni più agitate, ha immediatamente ridimensionato gli spettri inflazionistici che avevano tenuto banco nei mesi precedenti, quando l’incertezza spingeva i prezzi dell’energia verso l’alto. Se l’inflazione da costo energetico mostra segni di raffreddamento, viene meno – ed è questo il punto cruciale per i mercati dell’oro – la necessità per le banche centrali di ricorrere a ulteriori strette monetarie; un contesto, quest’ultimo, che tradizionalmente toglie ossigeno a un bene rifugio che non paga cedole, rendendolo meno appetibile rispetto ad asset fruttiferi.

Il dollaro in sofferenza alimenta la corsa al metallo giallo

Ad alimentare la fiammata del metallo prezioso ha contribuito in maniera decisiva anche la debacle del biglietto verde. Con la riduzione delle tensioni geopolitiche, il dollaro statunitense ha infatti perso quella patina di bene rifugio che lo aveva sostenuto durante i giorni più bui del conflitto, indebolendosi sui cambi. Un dollaro più debole, come sanno bene gli operatori del settore, è il miglior alleato per l’oro: la ragione è di natura meramente tecnica, poiché la quotazione del lingotto è denominata in dollari, e un deprezzamento della valuta americana rende l’acquisto del metallo meno oneroso per tutti i detentori di altre monete, stimolando così la domanda globale. Non è un caso, quindi, che l’impennata dell’oro sia coincisa con un arretramento dell’indice del dollaro, in una correlazione inversa che rappresenta ormai un classico della finanza internazionale.

Analisi tecnica: i rialzisti puntano a quota 5.000 dollari

Guardando ai grafici, il movimento di oggi assume i contorni di un test decisivo per le ambizioni rialziste del mercato. Il future sull’oro con scadenza giugno sta accelerando con decisione verso un’area di resistenza chiave compresa tra 4.850 e 4.900 dollari; il superamento di questa barriera, che nelle ultime settimane aveva frenato piu’ di un tentativo di assalto, cancellerebbe di fatto il segnale ribassista dello scorso mese e aprirebbe la strada verso la riconquista della soglia psicologica di quota 5.000 dollari. A confortare i compratori ci pensano anche gli algoritmi: gli indicatori di tendenza si sono girati in posizione long, mentre l’indice di forza relativa (Rsi) sta rimbalzando da un’area di ipervenduto che spesso preannuncia inversioni di tendenza. Solo lo Stocastico mostra qualche timido segnale di cedimento, allontanandosi dalla zona di ipercomprato, ma al momento questo non sembra preoccupare piu’ di tanto i torii, concentrati come sono sulla conquista dei massimi.

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