L'oro vola sopra i 5.150 dollari, l'argento galoppa: i metalli preziosi corrono sul caos dazi
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Redazione Economia
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Corre sul filo del rasoio, in questo avvio di settimana, il prezzo dei metalli preziosi, e lo fa aggrappandosi a quell’incertezza che, da venerdì, sembra essere tornata a fare da padrona sui mercati globali. I futures sull’oro hanno superato quota 5.150 dollari l’oncia, con un balzo superiore al punto e mezzo percentuale che ha riportato il lingotto sui fasti di fine gennaio, mentre l’argento ha messo a segno un rally ancora più impressionante, guadagnando quasi quattro punti percentuali e portandosi stabilmente sopra gli 85 dollari. Non è, questa, la classica fiammata speculativa dovuta a qualche dichiarazione estemporanea: alla base del movimento, piuttosto, c’è una tempesta perfetta in cui convergono fattori monetari, tensioni geopolitiche e, soprattutto, lo spettro di una guerra commerciale dai contorni inediti -1-4.
A innescare la micena è stato, venerdì, il verdetto della Corte Suprema degli Stati Uniti che ha dichiarato illegittima una fetta consistente dei dazi voluti da Donald Trump, quelli che il presidente aveva giustificato facendo ricorso a una legge pensata per le emergenze nazionali -2-4. Una sentenza storica, una sconfitta pesante per la Casa Bianca, che ha immediatamente generato un terremoto nelle attese degli operatori. La reazione del presidente, peraltro, non si è fatta attendere: nello stesso fine settimana, Trump ha annunciato l’intenzione di alzare dal 10 al 15% i dazi su tutte le importazioni, allargando di fatto il conflitto commerciale a qualsiasi paese intrattenga relazioni economiche con Washington -1-5. Il paradosso è che il tentativo di limitare i poteri presidenziali in materia tariffaria ha finito per moltiplicare l’incertezza, spingendo gli investitori – banche centrali in testa, ma non solo – a rifugiarsi nell’oro e nell’argento.
Il dollaro arretra, i beni rifugio avanzano
La reazione dei mercati valutari è stata immediata e ha fornito la benzina necessaria al rally delle materie prime. L’indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, è arretrato sensibilmente, toccando quota 97,45 e perdendo lo 0,35% -2. Un dollaro più debole, com’è noto, rende i metalli preziosi denominati nella valuta statunitense più accessibili per gli investitori che detengono altre divise, alimentando la domanda. E così, mentre l’euro guadagnava terreno e si portava a ridosso di 1,18, l’oro spot saliva fino a toccare i 5.176 dollari, registrando il miglior livello da oltre tre settimane -4-7. Gli analisti tecnici parlano di una struttura di mercato che, nonostante qualche correzione, rimane saldamente in territorio positivo: il superamento della soglia psicologica dei 5.100 dollari ha aperto le porte per un test dei massimi storici, con la prospettiva, nel breve, di una stabilizzazione in un range compreso tra i 4.900 e i 5.100 dollari in attesa di nuovi catalizzatori -6.
Parallelamente, la corsa dell’argento racconta una storia in parte diversa e forse ancora più profonda. Il metallo bianco, che ha un utilizzo industriale massiccio nell’elettronica e nel settore fotovoltaico, beneficia infatti di una domanda strutturale che si somma a quella puramente finanziaria -9. La sentenza sui dazi e il conseguente caos normativo rischiano di perturbare le catene di approvvigionamento globali proprio in un momento in cui le scorte fisiche di argento, dopo anni di deficit tra produzione e consumo, sono ai minimi storici. Il contratto future con scadenza a marzo viaggia oltre gli 86 dollari, ma il premio per il metallo fisico in piazze come Dubai è già schizzato verso quota 100 dollari, segno di una tensione che non è solo speculativa ma che affonda le radici nella scarsità reale del bene -9.
Il nodo Iran e l’ombra della Federal Reserve
Sul fronte geopolitico, poi, a complicare il quadro è tornata prepotentemente la questione iraniana. Gli Stati Uniti hanno ammassato forze militari significative nell’area mediorientale, e se da un lato proseguono i colloqui per un accordo sul programma nucleare, dall’altro cresce il timore di un attacco mirato o di una escalation più vasta -1-7. Il presidente Trump avrebbe valutato opzioni militari limitate per fare pressione su Teheran, e questa prospettiva, per quanto ancora indefinita, è più che sufficiente per mantenere alto l’appeal dei beni rifugio.
Non secondario, infine, è il ruolo della politica monetaria. La Federal Reserve, con il governatore Christopher Waller, ha ribadito che la decisione sui tassi a marzo dipenderà dall’andamento del mercato del lavoro, ma ha anche ammesso che l’inflazione di fondo è ormai vicina all’obiettivo del 2% -7. Un contesto di tassi potenzialmente in discesa, o comunque stabili, toglie pressione al metallo giallo, che non paga cedole, e lo rende più appetibile rispetto ad attività che generano reddito fisso. E se è vero che i dati sull’occupazione di febbraio, attesi per il 6 marzo, potrebbero ribaltare le aspettative, per ora il mercato sconta uno scenario favorevole alla corsa dell’oro, alimentato da un cocktail esplosivo di debolezza del dollaro, caos commerciale e rischio geopolitico.
Description: L'oro supera i 5.150 dollari e l'argento vola sopra gli 85 dopo la sentenza della Corte Suprema che annulla i dazi di Trump. Incertezza commerciale e dollaro debole spingono i prezzi.




