GameStop si scontra con il muro di eBay: offerta da 56 miliardi respinta
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Redazione Economia
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Il board di eBay, come era ampiamente prevedibile osservando i numeri in gioco, ha infatti detto no all’idea, se così si può chiamare, che la catena texana dei videogiochi potesse rilevare il colosso delle aste online. La proposta, formulata all’inizio di questo mese e pari a 125 dollari per azione, si è arenata contro le obiezioni del management californiano: quest’ultimo, attraverso una lettera firmata dal presidente Paul Pressler, l’ha giudicata “né credibile né attraente”. Un giudizio che non lascia spazio a interpretazioni, considerando che la capitalizzazione di eBay supera di quasi quattro volte quella del suo potenziale acquirente, un’azienda – GameStop – che da tempo naviga in acque tempestose e ha ridotto la propria presenza internazionale a pochi mercati, principalmente quello statunitense.
Una struttura finanziaria che non convince
L’operazione, del valore complessivo di 56 miliardi di dollari, prevedeva un pagamento misto: la metà in contanti e l’altra metà in azioni GameStop. Una soluzione che, a ben guardare, appare quanto meno azzardata: il rivenditore di videogame, reduce da anni di crisi strutturale e da una spending review che lo ha visto chiudere centinaia di punti vendita, avrebbe dovuto finanziare una parte cospicua dell’acquisizione con risorse proprie – o con debito – mentre l’altra metà avrebbe diluito gli azionisti di eBay in un titolo dal valore altamente volatile. I dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’intera manovra, sollevati espressamente dal consiglio di amministrazione di eBay, appaiono dunque più che legittimi.
I franchi tiratori e lo scenario che si apre
La replica della piattaforma californiana non si è limitata a un secco diniego: nella stessa comunicazione, trapelata tramite Bloomberg, si lascia intendere che l’offerta non è stata ritenuta credibile nemmeno sotto il profilo industriale. Che cosa potrebbe succedere adesso? La porta a un’azione aggressiva, per quanto spuria, resta socchiusa: GameStop, anziché gettare la spugna, potrebbe tentare la via degli azionisti, rivolgendosi direttamente a loro per scavalcando il board, oppure muovere i pezzi per tentare di cambiare la composizione del consiglio di amministrazione di eBay. Una prospettiva, quest’ultima, che getterebbe la società in una turbolenza societaria di non facile gestione.
Il disallineamento tra due mondi (quasi) opposti
A rendere ancora più stridente il contrasto c’è la distanza siderale tra i profili delle due aziende. Da un lato eBay, uno dei pilastri dell’internet commerciale della prima ora, con un flusso di cassa solido e una base di utenti globale ancora rilevante. Dall’altro GameStop, diventata celebre più per le sue vicende speculative legate ai “meme stock” che per la solidità operativa; una catena che, tra crisi delle vendite fisiche e concorrenza dello scaricabile, ha visto il proprio modello di business entrare in una fase di declino irreversibile. Acquisire, in queste condizioni, un gigante dell’e-commerce appariva a molti analisti come un azzardo titanico. La replica secca di eBay ha semplicemente ribadito l’ovvio: certi matrimoni, anche quando si inseguono cifre da capogiro, non s’hanno da fare.




