Chiara Ferragni ritorna testimonial per Guess, a distanza di tredici anni e dopo il caso pandoro
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lo sguardo luminoso di Chiara Ferragni, che ritorna a farsi interprete dello spirito denim in due scatti della campagna globale Guess per l'estate 2026, segna un punto di svolta dopo un periodo di forte turbolenza personale e professionale. L'annuncio, diffuso dal marchio fondato da Paul Marciano, giunge a distanza di poco più di una settimana dal proscioglimento da parte del Tribunale di Milano per la vicenda legata alla promozione natalizia del pandoro, in seguito al ritiro delle querele. Quella che si presenta come una collaborazione di respiro internazionale – la prima di tale portata dopo mesi di silenzio e di sospensioni contrattuali da parte di altri brand – assume le sembianze di un rientro calcolato e graduale, sebbene non privo di polemiche, nel circuito della moda globale. La scelta del brand americano, del resto, ricostruisce un ponte con il passato dell'imprenditrice digitale, richiamando una collaborazione risalente al 2013, quando la sua ascesa era appena iniziata.
Un percorso giudiziario concluso
Il proscioglimento che ha chiuso il procedimento noto come "Pandoro Gate" ha rappresentato, com'è ovvio, un presupposto necessario per qualsiasi tentativo di rilancio. Le indagini, che avevano sollevato un dibattito molto acceso sulle pratiche del marketing digitale e sulla trasparenza delle promesse di beneficenza, si sono concluse senza condanne, lasciando però un segno profondo sulla percezione pubblica della figura coinvolta. Quel capitolo, caratterizzato da un'esposizione mediatica spesso aggressiva e da un conseguente ripiegamento, sembra ora archiviato dal punto di vista legale, permettendo agli agenti commerciali di muoversi su un terreno almeno formalmente sgombro da procedimenti pendenti.
Le reazioni e il valore del ritorno
La notizia della nuova partnership ha immediatamente riacceso il dibattito sui social network e nelle stanze della moda, dividendo l'opinione tra chi vede in questa mossa un'opportunità di redenzione professionale e chi, al contrario, la considera una riabilitazione troppo rapida. Guess, da parte sua, punta evidentemente sulla notorietà globale della Ferragni, sulla sua riconoscibilità e sulla fedeltà di una parte del suo pubblico, calcolando che il rumore delle polemiche possa tradursi in visibilità. L'accordo, che la vedrà protagonista di una campagna destinata ai mercati di tutto il mondo, testimonia la volontà del brand di rivolgersi a un target ampio, capace di superare le frontiere geografiche e, forse, anche quelle delle controversie recenti.
Oltre lo scandalo, una strategia consolidata
Il ritorno alla ribalta con un colosso dell'abbigliamento casual come Guess non è un evento isolato, ma sembra inserirsi in una più articolata strategia di ricostruzione della propria immagine pubblica. Dopo la tempesta perfetta, che ha visto intrecciarsi lo scandalo commerciale, le vicende personali e un clima generale di ostilità, la scelta di ripartire da un marchio con cui esisteva già un history positivo appare come una mossa ponderata. Si tratta di riannodare i fili di una narrazione interrotta, agganciandosi a un'estetica – quella del denim – immediatamente riconoscibile e a un valore, quello della freschezza estiva, che cerca di proiettare un'idea di leggerezza e di nuovo inizio. Il mondo della moda, del resto, ha spesso dimostrato di avere una memoria corta per quanto riguarda le polemiche, mentre attribuisce un valore duraturo al potenziale di influenza e di vendita.




