Stellantis tra sfide di mercato e incertezze geopolitiche: il nuovo corso di Antonio Filosa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Mentre il mercato azionario tenta un incerto rimbalzo, l'attenzione degli analisti si concentra sul percorso complesso che attende Stellantis, guidato dallo scorso giugno da Antonio Filosa. La sua nomina, non scontata nei pronostici degli osservatori, segna l'inizio di una fase delicata per il colosso automotive, chiamato a riconquistare slancio dopo un periodo di difficoltà. Filosa, ereditando un gruppo che riunisce quattordici marchi storici, dall'italiana Fiat alla francese Peugeot, fino ai brand statunitensi di Chrysler, si trova a navigare in un panorama internazionale sempre più frammentato, dove le scelte geopolitiche rischiano di condizionare pesantemente le strategie industriali.
La reazione europea ai dazi americani e il piano Ue "non sufficiente"
Uno degli scogli immediati è rappresentato dalla risposta europea ai dazi del cento per cento imposti dall'amministrazione del presidente Trump sulle auto elettriche cinesi, misure che hanno di fatto congelato, seppur temporaneamente, anche le importazioni dal Vecchio Continente. In questo contesto, il piano per l'automotive presentato dalla Commissione Europea è stato giudicato da Filosa come non all'altezza della situazione. Il chief executive officer ha espresso critiche nette, sottolineando come la proposta manchi di quelle "misure urgenti necessarie per rilanciare il settore" e di una "chiara tabella di marcia per la crescita", elementi senza i quali, a suo dire, diventano improbabili grossi investimenti del gruppo in Europa. Una posizione che riflette una divergenza di visione preoccupante tra l'industria e le istituzioni comunitarie, mentre gli Stati Uniti, al contrario, attirano capitali con politiche aggressive.
Gli investimenti oltreoceano e il rischio di uno spostamento d'interessi
La concretezza delle preoccupazioni di Filosa trova un riscontro tangibile nei numeri degli investimenti pianificati. Stellantis ha infatti già messo sul piatto, per il mercato statunitense, un impegno da tredici miliardi di dollari da distribuire nei prossimi quattro anni, una cifra che fa da contraltare alla cautela espressa per il futuro in Europa. Questo squilibrio negli impegni finanziari non è frutto di una scelta casuale, bensì la diretta conseguenza di un quadro normativo e di sostegno percepito come più stabile e vantaggioso al di là dell'Atlantico. La "profezia" dell'ex amministratore delegato Carlos Tavares, che aveva più volte messo in guardia sui rischi di una deindustrializzazione europea, sembra così materializzarsi in decisioni operative che potrebbero ridisegnare la geografia produttiva del gruppo, con ripercussioni occupazionali e strategiche di lungo periodo.
I segnali contrastanti dal mercato e la speranza del 2026
Nonostante il quadro generale sia gravido di incognite, i dati di mercato offrono segnali contrastanti che gli analisti scrutano per tracciare possibili scenari. Le immatricolazioni in Europa a novembre mostrano, per Stellantis, un calo che si è rivelato più marcato rispetto alla media del mercato, un dato che certamente pesa. Tuttavia, all'interno di questo quadro complessivo, emergono performance luminose di alcuni marchi del portafoglio, come Fiat e Citroën, che hanno registrato crescite a doppia cifra, dimostrando come il potenziale del gruppo sia vivo. Proprio osservando queste dinamiche, diversi osservatori finanziari iniziano a delineare l'ipotesi di un recupero possibile già a partire dal 2026, fondandola anche sulla previsione di una crescita, seppur modesta, per l'ultimo trimestre dell'anno in corso. La strada per Antonio Filosa resta quindi in salita, costellata di sfide geopolitiche e scelte industriali cruciali, ma non priva di alcuni, flebili, motivi di ottimismo che provengono direttamente dalle preferenze degli automobilisti.




