L'oro supera i 5600 dollari in una giornata di incertezze geopolitiche e mercati difensivi
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Redazione Economia
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Prosegue, senza mostrare segni di cedimento, la straordinaria marcia del metallo giallo che, contatto spot, ha sfiorato la soglia psicologica dei 5.600 dollari l’oncia, toccando un nuovo massimo storico a 5.595, per poi assestarsi, in una fase di volatilità, sui 5.552 dollari con un guadagno giornaliero del 2,5%. A trainare i rialzi, che su base mensile hanno ormai superato il 27%, concorrono principalmente le rinnovate tensioni geopolitiche, le quali spingono gli investitori verso asset considerati rifugio, e un contesto di dollaro instabile, indebolitosi a causa dell'incertezza politica interna agli Stati Uniti e del crescente debito nazionale. “Le negoziazioni diventano sempre meno liquide”, ha sottolineato David Pascucci, market analyst di Xtb, evidenziando come il rischio di brusche inversioni di marcia, simili a quelle osservate di recente per l’argento, sia un elemento da monitorare con attenzione.
L'argento segue la scia e le Borse procedono con cautela
A fare compagnia all’oro nel suo balzo si è palesato anche l’argento, il quale ha superato quota 120 dollari l’oncia, arrivando a toccare i 120,44, per poi correggere parzialmente a 118,2, segnando comunque un incremento dell’1,4% e un impressionante rialzo mensile che supera il 65%. Mentre i metalli preziosi volano, i listini azionari principali mostrano invece un atteggiamento più cauto e difensivo, tentando di elaborare una serie di spinte contrastanti. In Asia, dopo le recenti flessioni, si è registrato un parziale rientro, mentre i future sui principali indici di Wall Street segnalano un’apertura timidamente positiva, in bilico tra i risultati divergenti di colossi come Microsoft, Meta e Tesla, in attesa dei dati trimestrali di Apple.
Il quadro geopolitico e le dichiarazioni sullo Yuan
L’impennata dei prezzi, che ha interessato anche il petrolio, è stata ulteriormente alimentata dalla decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di inasprire lo scontro con l’Iran, minacciando un intervento militare diretto, fatto che ha inevitabilmente riacceso i timori di un’escalation nel Medio Oriente. In un quadro così fragile, le dichiarazioni ufficiali offrono un supporto limitato ai mercati: il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha ribadito la preferenza dell’amministrazione per una politica del “dollaro forte”, una posizione che si pone in parziale contrasto con le precedenti affermazioni di Trump, il quale aveva dichiarato di non essere preoccupato da una valuta americana più debole.
La visione strategica degli investitori istituzionali
Nonostante i rendimenti attesi si stiano normalizzando, l’oro continua a essere percepito come un pilastro strategico nei portafogli globali, come confermato da Union Bancaire Privée, che mantiene un’opinione positiva sul metallo prezioso anche per l’anno in corso. “Manteniamo un posizionamento positivo sull’oro, che riflette l’ampliamento della base di investitori e il suo ruolo costante nella diversificazione del portafoglio”, ha spiegato Peter Kinsella, head of Investment Services uk di Ubp. Una visione di lungo periodo che si fonda sulla capacità del bene rifugio per eccellenza di proteggere il capitale in fasi di turbolenza finanziaria e geopolitica, attratta, inoltre, dall’indebolimento del biglietto verde che ne aumenta l’appeal per i detentori di altre valute.




