L’oro vola oltre i 3.150 dollari, tra tensioni geopolitiche e incertezze economiche
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Redazione Economia
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Nonostante le pressioni sui tassi e le oscillazioni valutarie, l’oro continua la sua corsa senza freni, confermandosi come il bene rifugio per eccellenza in un contesto globale sempre più instabile. Superata la soglia psicologica dei 3.000 dollari all’oncia nei primi giorni di primavera, il metallo giallo ha segnato un ulteriore balzo, toccando i 3.160 dollari e registrando un guadagno del 20% dall’inizio dell’anno. Un trend che, se confrontato con l’andamento di azioni e obbligazioni, appare ancor più significativo.
Le ragioni di questa impennata sono molteplici, a cominciare dalle tensioni geopolitiche riaccese dalla possibile rielezione di Donald Trump, il cui annuncio di nuovi dazi sulle importazioni statunitensi ha scatenato timori di una guerra commerciale. Proprio questa mossa, in vigore da mercoledì scorso, ha spinto gli investitori a cercare protezione nell’oro, facendone schizzare il prezzo ai massimi storici per quattro settimane consecutive. Non è un caso che, nello stesso periodo, il rapporto tra oro e argento abbia raggiunto quota 100, livello che non si vedeva da cinque anni.
Chi avesse investito nel metallo prezioso anche solo cinque anni fa avrebbe oggi un rendimento del 75%, una cifra che quadruplica l’inflazione italiana dello stesso arco temporale. E poco cambia se si considerano le quotazioni in euro: +72%, segno che la forza del dollaro non basta a spiegare da sola un rally così sostenuto.




