Referendum, si vota l’8 e 9 giugno: i cinque quesiti sul lavoro e la cittadinanza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Domenica 8 giugno, dalle 7 alle 23, e lunedì 9, dalle 7 alle 15, gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi su cinque referendum abrogativi, quattro dei quali riguardano il mercato del lavoro e uno la cittadinanza. I primi tre quesiti, promossi dalla Cgil, mirano a modificare alcune disposizioni introdotte dal Jobs Act, mentre il quarto e il quinto toccano rispettivamente la sicurezza negli appalti e i requisiti per l’acquisizione della cittadinanza italiana, quest’ultimo sostenuto da partiti del centrosinistra e associazioni civili.

Le schede, distinte per colore, affrontano temi cruciali: quella verde chiaro disciplina i licenziamenti illegittimi, l’arancione regola indennità e licenziamenti nelle piccole imprese, la grigia riguarda i contratti a termine e la rossa rubino la sicurezza negli appalti. La scheda gialla, infine, è dedicata alle norme sulla cittadinanza, un tema che ha polarizzato il dibattito politico negli ultimi anni.

Luigi Marattin, economista ed ex esponente del Pd poi approdato al Partito liberaldemocratico, ha espresso scetticismo sull’efficacia dei referendum sul lavoro. «La vita dei lavoratori non migliorerà votando sì», ha dichiarato, criticando il Pd per quello che definisce un «appiattimento» sulle posizioni della Cgil. Marattin, che voterà solo sul quesito della cittadinanza, ha aggiunto con ironia: «Altro che silenzio, questo è il referendum più discusso nella storia d’Europa».

Sul fronte opposto, i sostenitori del Jobs Act difendono l’attuale normativa, sostenendo che abbia ridotto l’incertezza per le imprese, soprattutto in materia di licenziamenti. Secondo loro, la possibilità di prevedere i costi legati a un eventuale licenziamento ha favorito l’assunzione di nuovi dipendenti, mentre il ripristino delle regole precedenti rischierebbe di frenare il mercato.

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