Referendum 8 e 9 giugno, i cinque quesiti tra lavoro e cittadinanza
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Redazione Interno
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L’8 e il 9 giugno 2025 gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum abrogativi, quattro dei quali riguardano il mondo del lavoro e uno la cittadinanza. Perché il voto sia valido, sarà necessario il raggiungimento del quorum del 50% degli aventi diritto, obiettivo non scontato, considerando che negli ultimi anni le consultazioni referendarie hanno spesso registrato un’affluenza al di sotto della soglia richiesta.
I primi quattro quesiti, promossi dalla Cgil insieme ad altre organizzazioni della società civile, puntano a modificare norme esistenti in materia di lavoro, sicurezza e contrattazione. Il quinto, invece, è stato proposto da Più Europa con il sostegno di partiti come Possibile, Psi, Radicali Italiani e Rifondazione Comunista, e riguarda la revisione delle regole per l’acquisizione della cittadinanza.
Mentre i promotori si mobilitano per incoraggiare la partecipazione – come nel caso dell’incontro “Difendiamo il lavoro” organizzato dal Pd a Santarcangelo, con l’avvocato Giuliano Zamagni – c’è chi, come Forza Italia, invita all’astensione. Una scelta legittima, ma che riaccende il dibattito sul valore del voto, sancito dall’articolo 48 della Costituzione non solo come diritto, ma anche come «dovere civico».
La sfida principale, oltre alla comprensione dei temi in ballo, sarà dunque convincere gli elettori a recarsi ai seggi, soprattutto in un contesto in cui, poco prima, il 25 e 26 maggio, si voterà già per le amministrative in 117 Comuni, tra cui Genova, Ravenna, Taranto e Matera. Un calendario fitto che rischia di influire sull’esito della consultazione.




