Referendum dell’8 e 9 giugno, cosa chiedono i cinque quesiti su lavoro e cittadinanza
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Redazione Interno
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Domenica 8 e lunedì 9 giugno gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum abrogativi, quattro dei quali riguardano il mondo del lavoro e uno tocca il tema della cittadinanza per gli stranieri residenti. Una consultazione che, sebbene coincida con i ballottaggi delle amministrative, richiede un’attenzione specifica, visto l’impatto che potrebbe avere su normative fondamentali come il Jobs Act e la legge del 1992 sull’acquisizione della cittadinanza.
I seggi saranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, con schede distinte rispetto a quelle delle elezioni locali. Il quorum, come sempre per i referendum abrogativi, è fissato al 50% più uno degli aventi diritto, una soglia che in passato ha spesso reso vani i tentativi di modificare le leggi vigenti. Eppure, questa volta, i promotori sembrano voler sfidare l’astensionismo, organizzando persino una maratona oraria in piazza Roma per invogliare alla partecipazione. “Noi scendiamo in piazza proprio per non restarcene a casa”, hanno ribadito i rappresentanti dei comitati per il Sì, che chiedono un voto consapevole.
Tra i quesiti più discussi c’è quello che punta a modificare la disciplina dei contratti a tempo determinato, inserito come terzo nella scheda referendaria. Si tratta di un tema delicato, che tocca direttamente migliaia di lavoratori e aziende, e che potrebbe riaprire un dibattito sulla precarietà del mercato del lavoro. Gli altri tre quesiti lavoristici intervengono su aspetti normativi altrettanto rilevanti, mentre l’ultimo, quello sulla cittadinanza, mira a rivedere i criteri di acquisizione per gli stranieri, un argomento che da anni divide l’opinione pubblica.




