Bankitalia e Corte dei Conti bocciano la manovra: poca equità e troppa incertezza

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre si chiudeva la prima fase delle audizioni parlamentari sulla legge di bilancio, le istituzioni preposte al controllo hanno espresso, con toni per nulla velati, una serie di rilievi sostanziali che dipingono un quadro critico sulle scelte operate dal governo. La Banca d’Italia, intervenendo in Senato, ha sottolineato come gli stanziamenti per gli incentivi alle imprese siano di entità piuttosto modesta, costituendo per lo più una mera proroga o sostituzione di misure preesistenti; le frequenti modifiche normative, del resto, non fanno che accrescere l’incertezza e rendere più gravosi gli adempimenti, finendo per frenare l’efficacia stessa degli interventi. Un monito che si estende anche alla riprogrammazione del Pnrr, vista come un’occasione per adeguare i tempi di realizzazione a una prospettiva più realistica, laddove i ritardi lo richiedono.

Il nodo delle disuguaglianze e il taglio dell’Irpef

Sul versante dell’equità sociale, le osservazioni si fanno ancor più penetranti, poiché l’Istat ha evidenziato, senza mezzi termini, come il taglio strutturale dell’Irpef favorisca in misura maggiore i contribuenti con redditi elevati. Una posizione che, sebbene non esplicitamente avallata, trova un’eco nelle valutazioni di Bankitalia, la quale ritiene che la manovra nel suo complesso faccia “poco per le disuguaglianze”. Ne consegue un’immagine di una finanziaria che, pur muovendo ingenti risorse, non riesce a incidere in maniera significativa nel ridurre i divari economici, concentrando anzi una parte cospicua dei benefici verso chi già si trova in una condizione agiata.

La rottamazione delle cartelle e il rischio per l’erario

Uno dei capitoli più controversi, oggetto di una ferma opposizione da parte degli organi di vigilanza, è quello relativo alla nuova “pace fiscale”, la cosiddetta rottamazione quinquies. La Banca d’Italia ne ha contestato l’efficacia nella lotta all’evasione, giudicandola uno strumento poco incisivo. La Corte dei Conti, dal canto suo, ha espresso un parere ancor più severo, mettendo in guardia da un effetto perverso della misura: l’erario, infatti, potrebbe trasformarsi in un “finanziatore” dei contribuenti morosi. Il meccanismo agevolato, limitato ai casi di omesso versamento su dichiarazioni o controlli formali, rischierebbe di ridurre la compliance fiscale e di incentivare l’omesso versamento come una forma di liquidità di fatto garantita dallo Stato, con potenziali ripercussioni negative sui saldi di finanza pubblica, specialmente se le adesioni superassero le previsioni.

L’incertezza come freno alla crescita

Il filo rosso che unisce le diverse critiche è proprio il tema dell’incertezza, un elemento che mina alla base la pianificazione sia delle imprese che della pubblica amministrazione. Le continue variazioni normative, come quelle che riguardano gli incentivi, non solo rendono più complesso l’accesso ai benefici ma generano un clima di instabilità che frena gli investimenti. Allo stesso modo, l’introduzione di misure come la rottamazione, con i suoi potenziali effetti imprevisti sulle casse dello Stato, introduce un ulteriore elemento di volatilità in un contesto economico già di per sé fragile, dove la chiarezza delle regole dovrebbe essere un faro irrinunciabile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.