Manovra sotto attacco, le imprese bocciano la legge di Bilancio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo il fuoco di fila dei sindacati, che nei giorni scorsi hanno denunciato l'insufficienza degli interventi su salari e pensioni, è ora il mondo produttivo a esprimere un giudizio severo sulla manovra in via di definizione. Confindustria, la cui voce rappresenta una fetta considerevole dell'industria nazionale, ha messo in guardia il governo con toni particolarmente critici, evidenziando come il disegno di legge trascuri del tutto l'obiettivo della crescita e non affronti la crisi che sta attanagliando il settore industriale. Una posizione, questa, che si unisce a quella di Confartigianato, il cui presidente Marco Granelli, pur riconoscendo alcuni segnali positivi, ha sottolineato come non si possa ancora parlare di una ripresa concreta, chiedendo per la Bilancio una dose di realismo e una visione di lungo periodo.

Le critiche del sistema produttivo

Le principali organizzazioni delle imprese, seppur da angolature diverse, convergono su un punto fondamentale: la manovra, che dispone di una dotazione finanziaria di 16 miliardi, appare del tutto inadeguata a sostenere gli investimenti e a rilanciare un’economia che fatica a trovare slancio. Confindustria ha posto l’accento sul rischio gravissimo che corre l'industria, già in seria difficoltà, mentre Confartigianato ha indicato come priorità irrinunciabili la stabilità dei conti pubblici, l'efficienza della spesa e la valorizzazione di quel tessuto di imprese diffuse che costituisce la spina dorsale del Paese. Entrambe, insomma, rimproverano all'esecutivo di aver elaborato una proposta che non guarda al futuro.

Una manovra "leggera" e i nodi irrisolti

Con una dotazione di 16 miliardi, la legge di Bilancio per il 2026 si profila come la più contenuta dal 2014, quando l'allora governo Letta approvò una legge di stabilità con un valore iniziale di 11,5 miliardi. Il Consiglio dei ministri, il cui incontro è in programma per martedì, è stato preceduto da un vertice della maggioranza tenutosi nella serata di domenica, finalizzato a definire le ultime misure da inserire nel documento da inviare in Parlamento e a escluderne altre, su cui pure si era molto discusso. Si tratta, com'è noto, di un negoziato che prosegue fino all'ultimo minuto, con diversi dossier delicati – dall'eventuale revisione dell'Irpef agli strumenti per la rottamazione delle cartelle esattoriali, fino al complesso nodo delle banche – che restano in bilico tra il "c'è" e il "non c'è".

La richiesta di una visione strategica

Ciò che emerge con forza dalle valutazioni delle associazioni di categoria è una domanda di chiarezza strategica. La critica non si limita alla quantificazione delle risorse, sebbene la cifra contenuta sia considerata insufficiente, ma investe la qualità e l'orizzonte temporale degli interventi. Si chiedono politiche strutturali, capaci di andare oltre la gestione dell'emergenza e di disegnare un percorso di sviluppo sostenibile. La manovra, così com'è concepita, sembra invece riflettere una logica di breve periodo, che non affronta le cause profonde delle debolezze del sistema Italia e, di conseguenza, non offre alle imprese quella prospettiva di cui avrebbero urgente bisogno per programmare i propri investimenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.