Ebola, i test negativi a Milano non placano l’allarme di Bassetti: “È l’epidemia peggiore di sempre”
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Redazione Salute
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Le ultime ore hanno registrato una corsa contro il tempo all’ospedale Sacco di Milano, dove sono stati trasferiti in via precauzionale due cooperanti italiani – un uomo e una donna rientrati da circa tre mesi di missione in Uganda – dopo la comparsa di una sintomatologia febbrile che aveva subito fatto scattare i protocolli per i virus ad alto rischio.
rainews
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I test virologici, condotti d’urgenza nei laboratori di riferimento della struttura milanese, hanno infine restituito un esito negativo non solo per la temuta variante Bundibugyo del virus Ebola, ma anche per la malaria e per i principali patogeni respiratori attualmente sotto monitoraggio. cdt +3
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, nell’annunciare la conclusione dell’emergenza immediata, ha anzi precisato che le analisi hanno rilevato in entrambi i soggetti una positività alla Shigella, un batterio responsabile di infezioni gastrointestinali, suggerendo così una pista diagnostica ben più banale (seppur sgradevole) rispetto al timore iniziale. editorialedomani +3
Il monito dell’infettivologo sul rischio globale
Nonostante il “tutto a posto” sul fronte nazionale, la voce del professor Matteo Bassetti, primario di Malattie Infettive all’ospedale San Martino di Genova, si alza netta per ridimensionare ogni eventuale cedimento alla banalizzazione.
Intervenuto nei giorni scorsi, l’esperto ha lanciato quella che definisce una “prova generale” di un’emergenza tutt’altro che scongiurata a livello globale, avvertendo che ci troviamo di fronte “probabilmente alla peggiore epidemia di ebola che si sia mai vista”. ilmessaggero +3
La sua analisi si concentra sulla straordinaria rapidità di propagazione del ceppo Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e oltre, con una curva di crescita dei contagi che – almeno in questa fase iniziale – risulta persino più ripida rispetto alla devastante epidemia del 2014. rainews +3
Si tratta, in questo frangente, di un virus che viaggia a bordo degli aerei di linea (non certo sui barconi dell’immigrazione, come talvolta si tende erroneamente a pensare) ed è per questo che la distanza geografica, spiega Bassetti, non rappresenta più uno scudo efficace.
L’infettivologo sottolinea come la rapidissima diffusione nei centri urbani africani, come le capitali Kinshasa e Kampala, moltiplichi esponenzialmente il rischio di esportazione del virus verso l’Europa, indipendentemente dalle misure di controllo alle frontiere. cdt +3
La sua è una chiamata alla realpolitik sanitaria: in un mondo interconnesso, un focolaio acceso in una metropoli africana equivale a una miccia posata a pochi metri dalle nostre case. ilgiornale +3
La fragilità italiana oltre l’eccellenza lombarda
Se da un lato la macchina della prevenzione lombarda ha funzionato a meraviglia – isolamento immediato, trasporto con sistemi di biocontenimento e diagnosi rapida –, Bassetti stesso non nasconde i dubbi sulla tenuta del resto del sistema sanitario nazionale.
“Il caso di ieri dimostra che la Regione Lombardia è organizzata – ha dichiarato –, ma il problema è capire se sarebbe successo lo stesso in tutte le altre regioni italiane. Io credo di no”. cdt +3
A gettare ulteriore ombra sull’ottimismo è la condizione dello stesso personale medico e infermieristico, che l’infettivologo descrive come una risorsa ormai usurata.
L’entusiasmo e la resilienza mostrati durante la pandemia, sottolinea Bassetti, sono stati logorati da anni di lavoro in condizioni di stress, alimentando un senso di “stanchezza, delusione e rabbia” che renderebbe il Paese più fragile rispetto al 2020, piuttosto che più forte. dire +3
Le varianti del virus e l’assenza di un vaccino specifico
Un ulteriore elemento di preoccupazione, emerso anche nel dibattito seguito ai casi sospetti milanesi, riguarda la natura stessa dell’agente patogeno.
L’attuale epidemia, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già classificato come emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, è causata dal ceppo Bundibugyo, una specie virale storicamente meno frequente ma non per questo meno letale. iodonna +3
E qui sta il nodo cruciale, del resto sottolineato da più parti: mentre per il classico ceppo Zaire esiste un vaccino consolidato (l’Ervebo), per questo specifico virus non esiste al momento alcuna immunizzazione disponibile, né tantomeno una terapia antivirale mirata. mediaset +3
Ci si trova, di conseguenza, a dover contare esclusivamente sulle cure di supporto – reidratazione e gestione dei sintomi – e sull’efficacia delle barriere fisiche e procedurali. Il ministero della Salute, dal canto suo, ha ribadito che il sistema di sorveglianza nazionale resta pienamente operativo, con un rischio per la popolazione italiana valutato come “molto basso”. mediaset +3
Ma l’avvertimento di chi osserva i dati con occhio clinico è chiaro: la negatività dei due tamponi a Milano non deve indurre a credere che il pericolo sia una mera suggestione mediatica, perché il virus, là fuori, sta ancora correndo più veloce delle nostre contromisure. repubblica +3




