Palestine Convoy bloccato al confine: stop all’ingresso in Iraq

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Palestine Convoy è stato respinto definitivamente dall’Iraq dopo giorni di blocco al confine con la Turchia, dove centinaia di attivisti erano fermi mentre cercavano di portare avanti una missione di aiuti umanitari e solidarietà verso Gaza e il popolo palestinese. Gli attivisti si trovano nella zona del valico di Ibrahim Khalil, in una situazione descritta come precaria a causa delle alte temperature, dell’incertezza sul futuro della missione e delle difficoltà logistiche. I partecipanti hanno dichiarato di voler proseguire il viaggio e completare l’iniziativa, spiegando di avere visti approvati per entrare in Iraq e documenti ritenuti regolari.

Il blocco al confine tra Turchia e Iraq e il diniego all’ingresso

Il blocco del Palestine Convoy è arrivato al quinto giorno con oltre 500 attivisti fermi nella fascia di terra al confine tra Turchia e Iraq. Dopo un tentativo di alcuni partecipanti di superare la frontiera irachena, subito fermato e seguito dal rinvio in Turchia da parte delle milizie irachene, da Baghdad è arrivato il no definitivo all’attraversamento del Paese. La situazione non ha trovato una soluzione e gli attivisti hanno continuato a chiedere la possibilità di procedere con la missione, sostenendo di essere civili impegnati in un convoglio umanitario e non soggetti a misure che impediscano il passaggio.

Il diniego al passaggio si è aggiunto alla decisione della Giordania di non consentire l’attraversamento del territorio da parte degli oltre trecento attivisti coinvolti nella missione. Secondo quanto riferito dai partecipanti, il mancato accesso alle rotte previste ha portato alla decisione di rientrare in Turchia. Gli attivisti hanno contestato la situazione definendola una condizione senza diritto internazionale e hanno affermato di sentirsi trattati come se fossero una minaccia, nonostante il loro obiettivo dichiarato fosse portare aiuti umanitari e solidarietà alla popolazione palestinese.

Le condizioni degli attivisti nella zona di Ibrahim Khalil

Durante i giorni di attesa al valico di Ibrahim Khalil, gli attivisti del Palestine Convoy hanno raccontato condizioni difficili, con accampamenti nella terra di nessuno tra i due Paesi e temperature arrivate fino a 55 gradi. La permanenza prolungata senza una soluzione ha aumentato la tensione nella zona, mentre alcuni partecipanti hanno iniziato uno sciopero della fame. I volontari hanno spiegato di non sapere quanto avrebbero potuto resistere in quella situazione e hanno ribadito la volontà di andare avanti con la missione, nonostante il blocco e le difficoltà incontrate lungo il percorso.

Le autorità irachene, secondo quanto riferito dagli attivisti, hanno continuato a negare il passaggio senza fornire spiegazioni considerate plausibili dai partecipanti, anche in presenza di visti e documenti che il convoglio ritiene in regola. Il gruppo ha quindi affrontato una fase di forte incertezza, con la necessità di organizzare il rientro in Turchia dopo il mancato accesso all’Iraq. La vicenda del Palestine Convoy resta legata al blocco della frontiera, alla richiesta di attraversamento e alle condizioni affrontate dagli attivisti durante l’attesa.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.