Arrestati hacker filorussi di NoName: attacchi coordinati anche dall'Italia
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Redazione Esteri
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Dietro a nickname oscuri e simboli propagandistici a sostegno di Vladimir Putin si celava un’operazione ben più strutturata: una rete di cybercriminali, legata al Cremlino, che ha colpito infrastrutture critiche in tutta Europa, compresa l’Italia. La procura di Roma, coordinata dalla Direzione nazionale antimafia, ha fatto luce su una parte di questa trama, arrestando cinque persone accusate di aver partecipato agli attacchi del collettivo NoName057(16). Le indagini, che hanno coinvolto 19 Paesi, rivelano come il gruppo agisse con precisione militare, prendendo di mira istituzioni, banche e servizi essenziali per destabilizzare i governi alleati di Kiev.
Non si trattava di semplici provocazioni, ma di veri e propri sabotaggi, alcuni dei quali partiti da server ubicati a Milano, Torino e Treviso. Tra i bersagli principali, il Friuli Venezia Giulia: all’inizio del 2025, i sistemi informatici della Regione e del Porto di Trieste erano stati violati, causando disservizi e tentativi di furto di dati sensibili. Nelle loro rivendicazioni, gli hacker avevano definito il presidente Sergio Mattarella “russofobo”, adducendo questa presunta ostilità come motivazione degli attacchi. Una retorica che, seppur grottesca, conferma il legame ideologico con Mosca.
L’operazione internazionale, denominata Eastwood, ha portato al sequestro di decine di server e a perquisizioni in diversi Stati, dalla Germania alla Spagna, dove è stato arrestato un sospettato. Gli Stati Uniti, sebbene non direttamente coinvolti nel blitz europeo, hanno contribuito attraverso l’Fbi, confermando la portata transatlantica della minaccia. Solo negli ultimi tre anni, NoName057(16) ha condotto oltre 5.300 attacchi, molti dei quali concentrati nei giorni scorsi contro l’Italia, “colpevole” di aver ospitato la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. Tra i siti colpiti, quelli di Regioni come Toscana ed Emilia-Romagna, oltre a provider come Tiscali




