Fattura elettronica, scatta l’obbligo del codice CUN per i prodotti alimentari monitorati
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Redazione Economia
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C’è una novità tecnica, destinata a incidere in profondità sulle dinamiche di compravendita, che entra nel vivo delle procedure quotidiane degli operatori del settore agroalimentare. L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento protocollato il 18 marzo scorso, ha dato attuazione a un obbligo previsto dalla legge di conversione del Decreto Semplificazioni, imponendo l’inserimento di un codice identificativo specifico – il cosiddetto codice CUN – all’interno del tracciato XML della fattura elettronica. Una misura, questa, che riguarda i prodotti per i quali è attiva una Commissione Unica Nazionale, organismi istituiti proprio per garantire un meccanismo trasparente nella determinazione delle quotazioni di riferimento.
Il meccanismo dei codici e il ruolo delle Commissioni Uniche Nazionali
La norma, introdotta dall’articolo 33 della legge n. 182 del 2025 che ha modificato l’articolo 3 del decreto-legge n. 63 del 2024, persegue un obiettivo chiaro: rafforzare la trasparenza lungo le filiere agricole e agroalimentari. Le Commissioni Uniche Nazionali, disciplinate dall’articolo 6-bis del decreto-legge n. 51 del 2015, operano come strumento di riferimento nazionale per formulare prezzi indicativi e monitorare le tendenze di mercato. Proprio per alimentare questo flusso informativo, le fatture elettroniche relative a questi prodotti dovranno ora riportare, per ciascuna transazione, un codice univoco desunto da un elenco ufficiale pubblicato sul sito del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Operativamente, per gli addetti ai lavori che si trovano a gestire la contabilità elettronica, la modifica riguarda la compilazione del blocco 2.2.1.16 “AltriDatiGestionali” del file XML. In questo spazio, il software di fatturazione dovrà essere impostato per inserire nel campo “TipoDato” la dicitura “CUN” e nel campo “RiferimentoTesto” il codice identificativo specifico del prodotto oggetto della cessione. Un passaggio tecnico, apparentemente marginale, che trasforma di fatto il documento fiscale in un veicolo fondamentale per la raccolta dei dati di mercato.
Trasmissione dei dati e ambito di applicazione del nuovo adempimento
Ma l’obbligo non si esaurisce con la semplice emissione del documento. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate ha definito anche il successivo flusso informativo: i dati estratti da queste fatture – in particolare il codice CUN, l’unità di misura, la quantità e il prezzo totale – vengono trasmessi in forma aggregata e anonima alla segreteria tecnica di ciascuna Commissione. L’invio avviene con cadenza settimanale per il tramite di Borsa merci telematica italiana S.c.p.A. (B.M.T.I. S.c.p.A.), utilizzando la Piattaforma Digitale Nazionale Dati. Un meccanismo, questo, che consente alle Commissioni di disporre di report informativi strutturati senza violare la privacy dei singoli operatori, basandosi su dati reali e certificati.
Per quanto riguarda i comparti coinvolti, l’adempimento interessa in particolare le filiere tradizionalmente soggette al monitoraggio delle CUN: si tratta della filiera suinicola (dai suini da macello ai tagli di carne fresca), del comparto cunicolo (conigli vivi da carne), del settore delle uova in natura da consumo e, da ultimo, del grano duro. Per quest’ultimo prodotto, è in corso la pubblicazione dei codici identificativi specifici sul portale del Masaf, un dettaglio che gli operatori dovranno monitorare con attenzione per evitare di incorrere in errori di compilazione.
Le conseguenze sulla trasparenza delle contrattazioni
L’introduzione di questo obbligo, se da un lato rappresenta un ulteriore tassello burocratico nella gestione delle fatture, dall’altro viene letta dagli addetti ai lavori come un tentativo di mettere ordine nella formazione dei prezzi. Le Commissioni Uniche Nazionali, nate con lo scopo di offrire un punto di riferimento certo nelle contrattazioni, riceveranno ora dati direttamente dai contratti effettivamente stipulati. Un cambiamento significativo rispetto al passato, quando le rilevazioni si basavano su dichiarazioni volontarie o su campioni statistici.
La scelta dell’Agenzia delle Entrate di utilizzare esclusivamente il tracciato della fattura ordinaria (e non altre tipologie di documento) garantisce uniformità e semplifica i controlli automatizzati. Per i produttori e i commercianti del settore alimentare, però, la sfida è nella corretta gestione del dato anagrafico: non basta emettere la fattura, occorre associare il giusto codice CUN alla riga di prodotto. Un errore in questo passaggio, oltre a vanificare l’obiettivo della rilevazione statistica, potrebbe generare incongruenze nella trasmissione settimanale dei dati alle commissioni, rendendo meno efficace il monitoraggio del mercato.
L’impatto operativo sulle procedure aziendali
Dal punto di vista pratico, l’adeguamento richiede una verifica delle impostazioni nei sistemi di fatturazione elettronica. I software gestionali, nella stragrande maggioranza dei casi, dovranno essere aggiornati per esporre i campi necessari alla compilazione dei “dati gestionali aggiuntivi”. Gli operatori, dal canto loro, dovranno acquisire familiarità con gli elenchi dei codici pubblicati dal Ministero, un’operazione che richiede attenzione soprattutto per le aziende che movimentano più prodotti rientranti in diverse CUN.
Si tratta, in definitiva, di un intervento normativo che sposta l’attenzione dal mero adempimento fiscale alla funzione informativa del documento commerciale. La fattura elettronica diventa così uno snodo strategico per la governance delle filiere, fornendo alla pubblica amministrazione e agli organismi di settore una mole di dati puntuali su cui basare le analisi economiche. Un cambiamento che, nel lungo periodo, mira a ridurre le asimmetrie informative tra le parti contrattuali, offrendo a tutti gli operatori di mercato un riferimento più solido su cui basare le proprie strategie di vendita e acquisto.




