Il risveglio del vulcano etiope Hayli Gubbi dopo millenni di silenzio
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Redazione Esteri
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Un boato ancestrale, il cui ricordo era sepolto nella notte dei tempi, ha squarciato la quiete della regione di Afar, in Etiopia, annunciando un evento di portata straordinaria. Dopo un sonno profondo durato circa dodicimila anni, un’intera era geologica, il vulcano Hayli Gubbi ha infatti ripreso la sua attività con un’energia che ha lasciato attoniti gli osservatori di tutto il mondo. Colonne immense di fumo e cenere incandescente, le cui dimensioni sono state confermate dal Centro di Consulenza sulle Ceneri Vulcaniche di Tolosa, si sono elevate verso il cielo per quindici chilometri, creando un pennacchio visibile da grandi distanze e dando inizio a un viaggio le cui conseguenze si sarebbero presto rivelate su scala continentale. La potenza dell’esplosione, sebbene rara, trova una sua plausibile spiegazione nella complessa geologia della Rift Valley, quella immensa frattura che separa la placca africana da quella araba, un luogo della Terra dove le forze primordiali del pianeta sono costantemente all’opera.
La lunga ombra delle ceneri
Sospinte dai venti in quota, le particelle vulcaniche più fini hanno intrapreso un percorso inarrestabile, valicando il Mar Rosso e lambendo le coste dello Yemen e dell’Oman senza sostare. Il loro obiettivo, se così si può definire, era ben più lontano e ha dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come gli eventi naturali più significativi ignorino confini politici e geografie umane. Già martedì, infatti, la megalopoli indiana di Mumbai si è svegliata avvolta in una coltre insolita, fatta di quella stessa cenere giunta dall’Africa. La presenza di quel materiale, che può danneggiare i reattori degli aerei, ha costretto le autorità aeroportuali a una serie di decisioni immediate e drastiche, con la cancellazione o il dirottamento di numerosi voli, sia nazionali che internazionali, mentre l’aviazione civile indiana emanava un’ingiunzione per evitare rigorosamente le rotte interessate dal fenomeno.
Una lezione sulla dinamicità della Terra
Questo risveglio millenario offre, al di là dei disagi immediati, una lezione profonda sulla natura dei sistemi vulcanici e sulla percezione che ne abbiamo. L’apparente quiete di un vulcano, quello stato che viene spesso definito come “dormiente”, non deve trarre in inganno, poiché nasconde un sistema magmatico che può conservare la sua potenza per ere intere prima di manifestarla nuovamente. L’evento etiope, nella sua eccezionalità, riporta l’attenzione degli scienziati e non solo sulla dinamicità intrinseca del nostro pianeta, un gigante in lento ma costante movimento. La sua imprevedibilità, unita a cicli temporali che sfuggono all’esperienza umana, rende la vigilanza e lo studio continuo gli unici strumenti per comprendere fenomeni di tale magnitudine.
Il contesto geologico del Corno d'Africa
La regione del Corno d’Africa, e in particolare la depressione della Dancalia, costituisce un laboratorio a cielo aperto per la vulcanologia, presentando caratteristiche uniche al mondo. L’Hayli Gubbi, classificato come vulcano a scudo, si trova in un’area dove la crosta terrestre si sta progressivamente assottigliando, permettendo al magma di risalire in superficie con relativa facilità. È questo il meccanismo, lento e inesorabile, che sta portando alla formazione di un nuovo oceano, un processo che si misura in milioni di anni ma i cui segni sono tangibili proprio attraverso eventi eruttivi, anche quelli a così lunga scadenza. L’eruzione, pertanto, non è un episodio isolato bensì un tassello, per quanto spettacolare, di un mosaico geologico molto più ampio e in continua evoluzione.




