Infermieri in fuga dall'Italia: stipendi bassi e carichi insostenibili, mancano 65mila professionisti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La carenza di infermieri in Italia sta assumendo i contorni di un’emergenza strutturale, con 65mila professionisti in meno rispetto al fabbisogno reale. A rivelarlo è l’ultimo rapporto della FNOPI, che, pur registrando un’alta soddisfazione tra i pazienti (84%), mette in luce il crescente malessere di una categoria schiacciata da carichi di lavoro eccessivi e da una retribuzione spesso inadeguata. Sebbene il numero degli iscritti agli albi sia aumentato, molti scelgono di emigrare, attratti da condizioni più vantaggiose all’estero.

Luigi Baldini, presidente dell’Enpapi, sottolinea come gli infermieri, dopo essere stati celebrati come “eroi silenziosi” durante la pandemia, si ritrovino oggi costretti a cercare riconoscimento altrove. «Sono professionisti qualificati che meritano prospettive migliori», afferma, evidenziando la necessità di rendere la professione più attrattiva, soprattutto nelle aree più disagiate, dove il loro ruolo è insostituibile. «Garantire la presenza sul territorio, vicino ai fragili e nei servizi di emergenza, è una priorità», aggiunge, senza nascondere le criticità di un sistema che non valorizza adeguatamente il loro contributo.

Intanto, in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere (12 maggio), Firenze ha ospitato un convegno sull’intelligenza artificiale in sanità, organizzato dall’Ordine interprovinciale delle professioni infermieristiche. L’evento, dal titolo “Bilanciare l’innovazione con responsabilità professionale”, ha aperto una riflessione su come integrare le nuove tecnologie senza perdere di vista l’elemento umano, centrale in un mestiere che richiede competenze tecniche ma anche relazionali.

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