In Italia mancano 65mila infermieri, gli stranieri aumentati del 47% in cinque anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Italia, con una popolazione sempre più anziana e bisognosa di assistenza, affronta una carenza strutturale di infermieri che le politiche pubbliche non riescono a colmare. Secondo i dati più recenti, nel Paese ne mancano 65mila, un vuoto solo parzialmente compensato dall’aumento del 47,3% di professionisti stranieri negli ultimi cinque anni. Un incremento favorito da misure come il "Decreto Cura Italia" e il "Decreto Ucraina", che hanno semplificato l’ingresso di oltre 17mila lavoratori sanitari. Ma anche questo non basta.

La fotografia scattata dal 1° Rapporto Fnopi-Sant’Anna, presentato in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere, rivela un sistema al collasso. Quasi la metà degli infermieri in servizio – il 45% – vorrebbe abbandonare il lavoro o cambiare professione, spinta da stipendi bassi, carichi insostenibili e condizioni spesso ai limiti dello sfruttamento. «Serve una cabina di regia con poteri straordinari», ha dichiarato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, sottolineando come il problema non riguardi solo una categoria ma l’intero Paese.

Le critiche arrivano anche dal Nursind, il sindacato degli infermieri, che nella ricorrenza del 12 maggio ha puntato il dito contro l’inerzia di governo e Parlamento. «Avremmo voluto celebrare una professione in salute, invece siamo costretti a elencare tutto ciò che non funziona», ha affermato il segretario nazionale Andrea Bottega, evidenziando l’assenza di interventi concreti.

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