Stretto di Hormuz, intesa Iran-Oman su acque e introiti
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Redazione Esteri
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Iran e Oman hanno raggiunto un’intesa sullo Stretto di Hormuz che riguarda la ripartizione delle acque e dei relativi introiti, al termine di un mese di negoziati. L’annuncio è arrivato dal portavoce dei pasdaran Mohebbi dopo l’incontro a Teheran tra i ministri degli Esteri dei due Paesi. Secondo quanto riferito dal portavoce, il confronto ha prodotto “risultati accettabili da entrambe le parti”. L’accordo arriva mentre l’attenzione dei mercati resta concentrata proprio sullo Stretto, una via d’acqua attraverso la quale viene trasportato un quinto del petrolio mondiale e la cui possibile riapertura viene seguita dagli investitori per le conseguenze sul comparto energetico.
Accordo Iran-Oman sullo Stretto di Hormuz dopo un mese di negoziati
Il punto centrale dell’intesa annunciata riguarda dunque la ripartizione delle acque dello Stretto di Hormuz e degli introiti collegati. Mohebbi ha collegato il risultato al percorso negoziale portato avanti per un mese tra Iran e Oman, indicando l’incontro di Teheran tra i rispettivi ministri degli Esteri come il passaggio dopo il quale è stata resa nota l’intesa. Nelle informazioni diffuse viene inoltre indicato che Oman e Iran hanno discusso un accordo per riaprire lo Stretto nell’ambito di un quadro temporaneo. Il tema assume un peso particolare per i mercati delle materie prime, che stanno seguendo le prospettive della via d’acqua insieme alle oscillazioni dei prezzi del greggio.
Lo Stretto risulta attualmente sotto controllo iraniano e, secondo le dichiarazioni riportate, “le navi da guerra nemiche sono a una distanza di almeno 400 km”. La situazione dello Stretto e le prospettive legate alla sua riapertura si intrecciano con l’andamento recente del petrolio, che nelle contrattazioni ha mostrato variazioni contenute ma significative per gli operatori. In una rilevazione il WTI di ottobre è stato indicato a 81,58 dollari al barile, in calo dello 0,79%, mentre il Brent di ottobre si è attestato a 87,26 dollari, con una flessione dello 0,66%. Un altro aggiornamento ha segnalato ribassi dello 0,95% per il Brent e dell’1,01% per il WTI.
Petrolio WTI sopra 80 dollari mentre i mercati guardano a Hormuz
Le quotazioni del petrolio restano così legate anche alle aspettative degli investitori su una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz. In un’altra rilevazione, il prezzo del petrolio greggio WTI è stato indicato a 81,30 dollari al barile, mentre il gas naturale si trovava a 2,932 dollari. Il WTI rimane sopra la soglia psicologica degli 80 dollari, ma ancora al di sotto dell’area tecnica degli 82 dollari, indicata come il primo livello da superare per parlare di un recupero più credibile. Il rimbalzo dai minimi recenti viene descritto come tangibile, anche se non accompagnato finora da una spinta sufficiente a sostenere un’estensione rialzista più ampia.
L’avvio delle contrattazioni sul petrolio è stato caratterizzato anche da un lieve ribasso sui mercati internazionali delle materie prime, dopo le recenti oscillazioni che hanno interessato il settore energetico. La correzione del greggio resta contenuta, mentre il gas naturale viene descritto come poco mosso in un aggiornamento e in rally appena sotto quota 3 dollari in un altro riferimento, con un prezzo indicato a 2,932 dollari. Sullo sfondo resta la prospettiva dello Stretto di Hormuz: gli investitori sperano nella sua riapertura e seguono il confronto tra Oman e Iran, che hanno dichiarato di aver discusso un accordo inserito in un quadro temporaneo.
Il collegamento tra l’intesa Iran-Oman e le quotazioni energetiche emerge quindi direttamente dalle reazioni osservate sul mercato. La via d’acqua resta centrale perché attraverso lo Stretto di Hormuz transita un quinto del petrolio mondiale, mentre WTI e Brent hanno mostrato una fase di lieve correzione dopo le oscillazioni recenti. Allo stesso tempo, il WTI continua a mantenersi sopra gli 80 dollari senza aver ancora superato l’area degli 82 dollari indicata come riferimento tecnico. Le informazioni diffuse da Teheran sull’accordo raggiunto dopo un mese di trattative aggiungono così un nuovo elemento seguito dagli operatori mentre petrolio e gas naturale restano al centro delle contrattazioni.
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