Gianni Morandi: niente tour d’addio, canterò fino all’ultimo giorno e poi un live il giorno dopo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A ottantun anni suonati, con la voce ancora piena e il sorriso disarmante di chi non ha mai smesso di credere che una canzone possa davvero cambiare l’umore di una giornata, Gianni Morandi si prepara a tornare sui palchi dei principali palasport italiani. Lo farà con un tour intitolato “C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story”, che prenderà il via il 15 aprile da Conegliano e che già registra il tutto esaurito ovunque. Eppure, a scanso di equivoci, non si tratta di un commiato. Il cantante, classe 1944, originario di Monghidoro, paesino dell’Appennino bolognese a cui ha appena dedicato un nuovo singolo scritto da Jovanotti, ha voluto chiarire un punto essenziale: lui sul palco ci resterà finché reggeranno le gambe – e la voce – e non ha alcuna intenzione di appendere il microfono al chiodo.

«Morirò con un live il giorno dopo», la lezione di Aznavour

Nella sua casa di San Lazzaro di Savena, sulle colline bolognesi, tra un piatto di tortellini e un bicchiere di sangiovese, Morandi ha ricevuto i giornalisti con quella naturalezza che lo ha reso, negli anni, una sorta di parente acquisito per intere generazioni di italiani. Il grande salone luminoso, con travi antiche e vetrate che si affacciano su un prato verde – proprio come in una delle sue canzoni più celebri – è stato lo sfondo di una conversazione nella quale l’artista ha ribadito con ironia e determinazione un concetto: non esiste un tour d’addio, perché l’addio non è contemplato. «Canterò fino all’ultimo – ha detto – come faceva Aznavour». Un riferimento preciso al leggendario chansonnier francese, che si esibì fino a pochi mesi prima della scomparsa, a novantaquattro anni. Morandi, che di anni ne ha ottantuno, sembra aver preso quella lezione e averla fatta propria: la musica, per lui, non è un capitolo da chiudere ma un respiro quotidiano.

Un tour per i 60 anni di “C’era un ragazzo” e il nuovo singolo su Monghidoro

Il motivo scatenante di questa nuova fatica live è doppio. Da un lato, la celebrazione dei sessant’anni di “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, brano simbolo del 1966 che parlava ai giovani di allora con uno sguardo laterale sulla guerra del Vietnam. Dall’altro, la pubblicazione di “Monghidoro”, un pezzo scritto per lui da Jovanotti che rappresenta un vero e proprio ritorno alle radici. Non a caso il paese dell’Appennino, tra boschi e nebbie, diventa qui il pretesto per fare festa, per raccontare senza malinconia il luogo dove tutto è cominciato. «Riempire i palasport a ottantun anni è incredibile», ha ammesso Morandi, con un candore che non sembra mai calcolato. E il dato è oggettivo: tutte le date del tour, compresa quella del 24 aprile all’Unipol Arena di Casalecchio, sono esaurite da settimane.

Maratoneta della vita, tra sport e sfottò con De Silvestri

A differenza di molti suoi colleghi, Morandi non ha mai smesso di praticare sport: corre, si allena, si definisce un «maratoneta della vita». Un’abitudine, questa, che lo tiene lontano da quell’aria di statico commiato che spesso accompagna i grandi tour degli artisti over settanta. E anzi, il cantante ha raccontato di come lui e il chitarrista e produttore De Silvestri si sfottano bonariamente su un altro bolognese doc, l’esterno dell’Atalanta Orsolini. Piccoli riti, dettagli quotidiani, che restituiscono il ritratto di un uomo più interessato al presente che al bilancio di una carriera. Nessuna solennità, nessuna retorica del “grazie e arrivederci”. Morandi ha in programma di continuare a salire sul palco anche dopo quest’estate, anche dopo il tour, anche dopo il prossimo disco. Se c’è una cosa che ha imparato da Aznavour, è che si può morire con un microfono in mano e un pubblico davanti, magari il giorno dopo l’ultimo concerto.

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