Spalletti spegne 67 candeline e la Juve lo festeggia con un poker al Pisa: “Il contratto? Non conta, il futuro si crea giorno per giorno”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L’aria dell’Allianz Stadium, nella serata di sabato, sapeva di festa grande e di compleanno, e la squadra di Luciano Spalletti ha voluto regalare al proprio tecnico una prestazione che fosse all’altezza dell’occasione, travolgendo il Pisa con un netto 4-0 nella gara valida per la ventottesima giornata di Serie A. Il tecnico toscano, che proprio il 7 marzo ha spento sessantasette candeline, ha ricevuto dai suoi ragazzi un dono speciale, materializzatosi nelle reti messe a segno nella ripresa da Cambiaso, Thuram, Yildiz e infine da Boga, sigilli che hanno trasformato una partita inizialmente in salita in una goleada che mancava ai bianconeri da diverse settimane. Al termine del confronto, come suo solito, Spalletti si è concesso ai microfoni delle emittenti sportive, e le sue parole, intrise di una spontaneità che raramente si sente nel calcio contemporaneo, hanno dipinto l’identikit di un uomo che si sente parte integrante di un ambiente, più che un semplice dipendente con un contratto da onorare.
La felicità di un compleanno speciale e l’analisi tecnica di una serata perfetta
“Sono nel posto giusto per festeggiare il mio compleanno, nel luogo giusto e con gli amici giusti”, ha esordito l’allenatore davanti alle telecamere di DAZN, lasciando intendere come il legame con il gruppo e con la città stia diventando sempre più profondo e viscerale. L’unica cosa che mancava, ha confessato, era vedere i suoi calcianti esultare sotto il settore occupato dai tifosi più caldi, e quel desiderio si è avverato al termine di una gara che nel primo tempo, va detto, era sembrata tutt’altro che scontata. Perché la squadra di Hiljemark, pur occupando l’ultima posizione in classifica, aveva imbrigliato le trame offensive juventine, costringendo Spalletti a una riflessione profonda nell’intervallo. “Nel primo tempo non riuscivamo a trovare gli spazi giusti e il pallone girava con troppa lentezza”, ha spiegato il mister ai cronisti di Sky Sport, analizzando i passaggi a vuoto di una prima frazione in cui i bianconeri avevano faticato a perforare il compatto schieramento avversario. Poi, nella ripresa, la svolta: “È migliorato tutto, la velocità di esecuzione e la capacità di attaccare la profondità”.
Le scelte tattiche e la gestione degli uomini: da Gatti a Boga
Nell’analisi del match, Spalletti si è soffermato anche su alcune decisioni che hanno sorpreso gli spettatori, come la sostituzione di Federico Gatti al termine del primo tempo. Una mossa che poteva sembrare una punizione per una prestazione sottotono ma che, al contrario, nascondeva una ragione tattica ben precisa. “Ho tolto Gatti non perché abbia demeritato, anzi”, ha tenuto a precisare il tecnico per evitare fraintendimenti, “ma perché a volte sulla sinistra si costruisce peggio se si ha un difensore di piede destro, e in quella situazione specifica serviva un mancino o comunque qualcuno con caratteristiche diverse per dare equilibrio alla manovra”. Un’attenzione maniacale ai dettagli, questa, che dimostra come l’allenatore viva ogni singolo minuto della partita con la stessa intensità, cercando di correggere in tempo reale gli squilibri che la gara propone. E poi c’è il capitolo Boga, l’ivoriano entrato dalla panchina e capace di siglare il gol del definitivo 4-0, una rete che però non ha impedito a Spalletti di lanciargli una frecciata costruttiva, di quelle che servono a tenere alta la tensione. “Boga a volte è un po’ molle”, ha dichiarato senza troppi giri di parole, “ma le qualità le ha e sono quelle dell’attaccante vero, capace di creare lo shock negli avversari quando punta l’uomo e parte in velocità”. Il concetto, espresso con chiarezza, è che la panchina non debba essere vista come una sala d’attesa, bensì come una porzione di campo dalla quale osservare gli errori altrui per essere pronti a fare male nei momenti cruciali dell’incontro.
Il talento di Yildiz e la visione di un calcio che guarda avanti
Occhi puntati, inevitabilmente, anche sul giovane Kenan Yildiz, autore di una rete di pregevole fattura che ha ulteriormente esaltato i tifosi presenti sugli spalti. Il turco, schierato in una posizione che gli consente di venire dentro il campo, ha mostrato lampi della sua classe cristallina, ma Spalletti, con lo sguardo proiettato al miglioramento collettivo, ha sottolineato come le sue potenzialità possano essere ulteriormente esaltate da un assetto diverso del reparto avanzato. “Yildiz fa questi gol, ma con una punta centrale di ruolo al suo fianco farebbe ancora meglio”, ha osservato l’allenatore, “perché gli spazi si dilatano e lui, partendo dall’esterno, ha più facilità nel vedere il difensore e lo spazio alle sue spalle”. Una considerazione che apre scenari interessanti sul modo in cui la Juventus sta costruendo la propria identità offensiva, affidandosi a calciatori mobili e tecnici come il turco e come lo stesso Boga, capaci di accendersi all’improvviso e di risolvere le partite.
Il futuro, quello vero, si costruisce lontano dai riflettori
E mentre lo stadio ancora brulicava di gente intenzionata a prolungare la festa, Spalletti ha dribblato con eleganza tutte le domande che riguardavano il suo futuro contrattuale e la possibilità di un imminente rinnovo con la società bianconera. In un’epoca in cui ogni prestazione viene immediatamente catalogata in funzione della scadenza di un accordo, le sue parole hanno suonato come una boccata d’aria fresca, un ritorno a un calcio più autentico e meno legato alle logiche di mercato. “Non bisogna parlare di futuro, il contratto non conta tanto”, ha tagliato corto il tecnico, quasi infastidito dalla piega che stavano prendendo le domande dei giornalisti. Il futuro, per uno come lui, si costruisce quotidianamente, mattone dopo mattone, nell’allenamento del giorno dopo e nella dedizione di chi non ha giocato e deve mettersi al pari dei compagni. “Si crea momento dopo momento, domani mattina con il lavoro forte di quelli che sono rimasti in panchina”, ha proseguito Spalletti, delineando la filosofia di un gruppo che deve essere autodisciplinato al di là del minutaggio concesso a ciascuno. In fondo, ha suggerito, se si esegue bene il proprio compito giorno dopo giorno, se si accettano le scelte e si impara dagli errori che inevitabilmente si commettono, allora il domani sarà una conseguenza naturale del presente, e nessuna clausola scritta su un pezzo di carta potrà mai essere più importante della sensazione di essere nel posto giusto, circondato dalle persone giuste.




