Truppe a Kiev, i volenterosi divisi. Londra e Parigi: "Andiamo avanti"
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Redazione Esteri
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PARIGI – Keir Starmer e Volodymyr Zelensky appaiono insieme nel cortile dell’Eliseo, scambiandosi un sorriso appena accennato. Il presidente ucraino, al termine del vertice parigino, ringrazia per il «sostegno incrollabile» degli alleati e per le «numerose proposte» avanzate in materia di difesa antiaerea, presenza nel Mar Nero e investimenti nell’industria bellica del suo Paese. Tuttavia, ammette senza giri di parole che sulla cosiddetta «forza di rassicurazione» – un contingente europeo da schierare in Ucraina dopo un eventuale cessate il fuoco – le divergenze restano profonde.
Alla chiusura del summit, la sinistra francese non ha ancora trovato una linea comune sulle iniziative promosse da Macron. Di fronte alla «coalizione dei volenterosi», che include Londra e altri partner europei, il Nuovo Fronte Popolare si frammenta in tre posizioni distinte: i socialisti allineati alla maggioranza presidenziale, La France Insoumise nettamente contraria agli interventi militari, e i Verdi in equilibrio precario tra le due sponde. Intanto, Macron accusa Putin di «fingere di negoziare», ribadendo che le sanzioni contro Mosca non verranno allentate, mentre sull’invio di truppe come peacekeeper non c’è accordo.
L’Italia, rappresentata dalla premier Meloni, oppone un secco rifiuto all’ipotesi di dispiegamento immediato, chiedendo invece «garanzie solide per Kiev nel contesto euro-atlantico» e insistendo per il coinvolgimento degli Stati Uniti nei prossimi colloqui. Nel frattempo, Parigi e Londra hanno annunciato una missione congiunta per addestrare l’esercito ucraino, insieme alla creazione di quella «forza di rassicurazione» che, secondo Macron, coinvolgerà «diversi Paesi europei» solo a conflitto terminato.
Il piano, definito «a geometria variabile» dai diplomatici, deve fare i conti con un’incognita decisiva: le trattative segrete tra Donald Trump e Vladimir Putin, di cui gli europei ignorano contenuti e sviluppi. Proprio questa opacità, però, spinge la Francia a considerare cruciale l’iniziativa, per non lasciare all’Alleanza Atlantica il monopolio della sicurezza continentale. Le ultime ore sono state scandite da consultazioni frenetiche tra l’Eliseo, Downing Street e i governi partner, con Roma chiamata a mediare tra cautele e spinte interventiste.




